Milano, 10 ottobre 2025

A memoria, non avevo mai assistito a un concerto di artisti greci in Italia. Beh, buona la prima. Che in questo caso prende il nome di Σtella, con la sigma al posto della “S” dell’alfabeto latino. Il luogo, manco a dirlo, è l’Arci Bellezza di Milano, quest’anno più che mai protagonista della stagione live indoor.

Σtella, che di cognome fa Chronopoulou, non è certo nuova sulla scena internazionale, quantomeno europea. Ha ben cinque dischi all’attivo, di cui l’ultimo, “Adagio”, uscito quest’anno via Sub Pop, e il pedigree necessario per affrontare le platee più esigenti. Decisa e concentrata, si affaccia sul palco avanzando a passi cadenzati, sorretta da una band di quattro elementi altrettanto navigata. In fondo anche per Σtella si tratta di una prima volta. “Mai stata a Milano, che meraviglia!”, dice sorridendo. Poche parole che conquistano il pubblico e rompono definitivamente le barriere fra il palco e il resto della sala.

Il live spalanca le porte del Bellezza all’universo di un’artista solo apparentemente “facile”. Un viaggio che parte dall’indie-pop di matrice occidentale, per poi addentrarsi lentamente tra le pieghe della world music, diciamo così, di influenza mediorientale. La scaletta pesca soprattutto dal nuovo disco e da “Up And Away” del 2022, il lavoro di maggiore successo di Σtella.

La prima parte del concerto è dunque dedicata ai suoni più accessibili, un cantautorato morbido e digeribile che ricorda a tratti una versione al femminile di Jens Leckman (Is It Over, Titanic). Dentro le canzoni di Σtella c’è (quasi) sempre una componente ballabile, che prende il sopravvento con il passare dei minuti. L’artista sembra assorbire l’energia sprigionata dai suoi stessi brani, accompagnata da una buona sezione ritmica. Eccola quindi accennare qualche passo di danza e regalare timidi sorrisi che stringono il cuore.

L’atmosfera si scalda con Baby Brazil e soprattutto con Ta Vimata, cover di un classico greco di Litsa Sakellariou, una sorta di salsa su melodia arabesca. Si tratta dell’unica traccia cantata in lingua madre oltre ad Omorfo Mou. Il profumo del Mediterraneo, che prima era solo un soffio, ora invade la stanza. Ma si mescola volentieri al blues desertico, con qualche accenno psichedelico in stile Khruangbin (Nomad, Maneros, Another Nation). Ta Vimata viene addirittura ripetuta nel finale, in quello che è un vero e proprio bis.

Si esce dal locale appagati e con la voglia, come si dice, di “approfondire l’artista”. Nel mondo di Σtella, uscita dalla “Athens School of Fine Arts”, non c’è solo la musica, ma anche la pittura. Un talento già espresso, insomma, che vale la pena continuare a seguire.

Paolo