
C’è un filo rosso che lega gli otto brani di “Consistency”. Un filo che penetra nei sentimenti, scava in profondità e riemerge scorticato dalle asperità della vita. È l’idea che per afferrare e preservare quello in cui credi per davvero, occorre persistere e mettersi continuamente alla prova. Per tradurre in musica la portata emotiva di queste tematiche, i Vikowski, giunti al terzo disco in nove anni, hanno imboccato una strada nuova, ma in dialogo con il passato. Dal formato ballad del precedente lavoro, ispirato alle atmosfere tipicamente oscure di Nick Cave e The National, hanno proseguito in direzione post-punk, fino a raggiungere le periferie in bianco e nero della darkwave.
Non solo. Se un tempo Vikowski era il progetto solista del leader Vincenzo Coppeta (basso e voce), oggi è l’espressione di una vera e propria band, con l’innesto in pianta stabile di Alessandro Panzeri alla chitarra (già noto come Old Fashioned Lover Boy) e del batterista Lorenzo Pisanello (qui anche in veste di produttore). Ed esce, non a caso, per la label francese Icy Cold Records, specializzata appunto in materiale a tinte gotiche.
Il cambio di passo si sente fin dalle prime battute. Warsaw apre il disco come una porta sospesa nel buio. Una marcia oscura imperniata su un basso monocorde. Il titolo stesso del brano dice molte cose sui Nostri. Warsaw, infatti, è stato il primo nome dei Joy Division con Ian Curtis alla voce, a sua volta ispirato da Warszawa di David Bowie. E nel caso dei Vikowski non credo sia una coincidenza. Varsavia, inoltre, intesa come la città dell’omonimo patto, descrive un immaginario che rispecchia perfettamente quello di cui si nutre il trio di stanza a Milano.
Pollution, la traccia da cui forse è partito tutto, scopre definitivamente le carte dei nuovi Vikowski: voce cupa e cavernosa, di nuovo un basso saturo e spettrale, una batteria elettronica lineare, in perfetto target per il genere, e una chitarra che gioca spesso con gli effetti shoegaze. Altrove si colgono riferimenti a Cure, Interpol (Nightwalk e Dedication, forse i due brani migliori) e addirittura agli Stone Roses in qualche riff particolarmente tagliente. Bella anche la conclusiva Summer Rain, languida nell’incedere, acida nelle trame di chitarra.
Non si può negare, quindi, che i Vikowski siano mossi da uno spiccato revivalismo, ma si tratta di una scelta di campo ben chiara, un intento preciso e dichiarato fin dalla copertina. La grafica, infatti, richiama in maniera fin troppo evidente quella di “Closer” dei già citati Joy Division. Cambia soltanto la fotografia: qui troviamo una serie di uomini che mangiano soli, seduti ognuno al proprio tavolo. Un’immagine che illustra con precisione il messaggio contenuto nei testi e quei suoni del passato che sanno di malinconia e lande desolate dell’Est Europa. Chi naviga da queste parti, troverà pane per i suoi denti. Per chi invece non mastica certi suoni, “Conspiracy” è un invito a cominciare a farlo.
Paolo

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
