Sono passati più di tre anni dall’ultimo album in studio, quel “City Club” del 2016 che aveva diviso un po’ i giudizi sui The Growlers dell’eccentrico Brooks Nielsen. Nel mentre, i californiani non sono stati certo con le mani in tasca: il Beach Goth Festival, da loro ideato ed organizzato, dal 2012 è un evento sempre da tenere d’occhio, e lo scorso anno sono usciti con una raccolta (“Casual Acquaintances”) di demo e materiale riferibile proprio al periodo in cui l’ultimo album venne registrato. Il tutto tramite la loro personale nuova etichetta discografica (la Beach Goth Records and Tapes, giust’appunto).

Cercare in questo “Natural Affair” l’album della maturità per Nielsen e compagni sarebbe un esercizio del tutto inutile, sia subito chiaro: perché tempo di premere play e siamo già saliti su una Buick Riviera cabriolet dei primi Anni ‘80. Da qui si comincia a viaggiare, a passo non troppo spedito, ma ben cadenzato, come lungo le coste dell’oceano, e verso il nulla. Senza tante preoccupazioni, tra il nichilista, lo spensierato e l’alticcio.

Certo, la titletrack, che apre le danze, è un’allegra e solare panacea alla malinconia, con quelle chitarre pimpanti e le melodie lievemente panoramiche, ed anche la successiva Long Hot Night (ma pure la chiusura demandata a Die and Live Forever, personalmente il brano più iconico del lotto), tra distorsioni sintetiche e tastiere, è un altro leggiadro tuffo nel passato, ottimo come brioso e ritmato scacciapensieri.

Il giro di basso baldanzoso e le atmosfere funkeggianti rendono super ammiccante e magnetico il groove di pezzi come Social Man o di Stupid Things, e non mancano comunque momenti più “profondi”, ma pur sempre in pieno stile The Growlers, come Pulp of Youth, Foghorn Town o la vibrata Truly.

Quel che è certo è che il lavoro sembra bagnato da questa immersione quasi totale in ambientazioni luccicanti e patinante, come se la testa fosse da poche ore uscita da qualche disco Anni ’80, chissà dopo quale nottata. Nonostante questo, non viene snaturata l’essenza della band, fatta di un songwriting sempre peculiare e un approccio sonico immediato, che sa mutarsi col passare degli anni ma non vendersi.

A fare il resto è la voce di Nielsen, erosa da mille serate, altrettante bevute e sigarette. Per lui, l’unica cosa chiara pare proprio essere quella di stare vivendo nel periodo storico più incompatibile.

Se cercate l’album dell’anno, evitate pure di salire a bordo: resta il fatto che la gita senza meta, e con poche angosce, sulla cabriolet dei The Growlers va avanti, e ci piace così.

Anban