Quello dei New Pagans è senza dubbio un esordio interessante. “The Seed, the Vessel, the Roots and All” è un lavoro che non cerca di conquistare l’ascoltatore con un sound da classifica, ma che riprende sonorità tra il post-punk ed il power-rock, senza rinunciare in alcuni casi a sfumature più pop, sicuramente non quelle che in questo momento funzionano di più.

Già dai primi minuti di ascolto, è evidente come la capacità tecnica dei vari membri, provenienti comunque da altri progetti e non alle prime armi, riesca ad arricchire molto i pezzi: caratterizzante è il suono dei riff di chitarra, spesso duro, spigoloso, anche se mai eccessivo, in grado di creare un piacevole contrasto con la voce di Lyndsey McDougall, al contrario molto dolce. Alcuni brani, però, si assomigliano in modo eccessivo.

I testi si legano al nome della band tramite un filo conduttore, perché il termine “pagans”, dal latino “paganus”, indica l’abitante del villaggio, colui che si trova al di fuori della città, reinterpretato in chiave moderna come un outsider che non vuole seguire le convenzioni della società, le norme imposte quotidianamente. La cantante, spesso partendo dalla sua storia personale, cerca di indirizzare le sue parole a tutte le donne in ascolto, per incoraggiarle a non farsi oscurare e a continuare a lottare.

Tra le canzoni che spiccano maggiormente ci sono Yellow Room, Lily Yeats, It’s Darker, Bloody Soil e Harbour, attraverso le quali si può comprendere più a fondo lo stile della band e le motivazioni che ne guidano la scrittura. Un esordio da non sottovalutare, dai suoni particolari e in grado di unire storie personali a un grido di incoraggiamento generale. Ascoltatelo e fatevi accompagnare dai New Pagans tra le radici del loro mondo.

Lucrezia Lauteri