BEN LAMAR GAY – BENJAMIN E EDINHO

“Benjamin e Edinho” è il risultato dell’incontro riuscitissimo tra due musicisti / compositori fantastici. Provenienti entrambi dalla scena di Chicago, Ben Lamar Gay (cornettista e polistrumentista) e Edinho Gerber (chitarrista brasiliano) sfornano un lavoro di sperimentazione pura: tropicalismo e folklore sudamericano trovano la loro chiave evolutiva mescolandosi dentro  sonorità oniriche, flussi elettronici e ritmiche di derivazione afrobeat. Le melodie ricercate, brillanti e cantate da Benjamin si intrecciano in molti brani con voci dal lontano Brasile, ricreando un’atmosfera del tutto unica e senza precedenti. È il caso di Golden Thrush collegata con la bellissima Totem, che interrompono il flusso ritmico del disco, ma aumentano la tensione armonica ed emotiva:  il tutto si conclude con Ye Ye ed è festa  con ritmiche afro e arrangiamenti cosmic – funk. Album come questi testimoniano un’apertura mentale di certi musicisti notevole, che scappa all’etichettamento di genere e alle banalità, ma colpisce in modo assolutamente positivo la musica nel profondo.

 

TOMAT PETRELLA – KEPLER

Tomat Petrella è un nuovo progetto italiano che merita attenzione. Con l’uscita del primo disco “Kepler” (2018), il sound- designer Davide Tomat e il trombonista jazz Gianluca Petrella garantiscono un ottimo incontro tra elettronica dal gusto “ambient / space – drone”  e sonorità electro jazz. Ritmi veloci composti essenzialmente da una cassa potente ma raffinata, elemento che riporta le atmosfere futuristiche create con synth analogici ad una primordialità sopraffina. Petrella, invece, aggiunge l’elemento umano in mezzo a tappeti sonori spaziali: il trombone reverberato echeggia sviluppando delle melodie, poche note ma quelle giuste. K2 72 E è un viaggio incredibile, in cui il musicista emerge dalle onde avvolgenti programmate da Tomat, mentre Wolf 1061 C e Trappist 1 E sono frenetici, a tratti noisy. Il groove stellare si intrasente in Gliese 667C tra sub distorti e rullanti violenti, ma con sempre un tessuto ambient a ridefinire il quadro. Da ascoltare per viaggiare intorno alle costellazioni, con un piede fuori dalla navicella.

 

MANSUR BROWN – SHIROI

In questi ultimi due anni, la scena jazz di Londra sforna uno dopo l’altro lavori eccezionali, caratterizzati dalla voglia di contaminare cercando di essere sempre originali. Tutto ciò è il risultato di una certa coesione tra i musicisti, il senso di far parte di una scena che è in continuo decollo. Mansur Brown è uno di questi: chitarrista virtuoso (compare nelle tante formazioni di Yussef Dayes), il 21enne lancia il suo primo disco sotto l’etichetta di Kamaal Williams “Black Focus”.  “Shiroi” rispecchia il mood londinese più underground, legato alla cultura drum’n’bass e più in generale di musica elettronica inglese. Ma non solo: oltre ad essere fedele ai 90s, si recepisce un’ondata di frescume non indifferente: la trap convive con frasi chitarristiche alla Jimi Hendrix, mentre George Benson si fa un giro a Brixton. La drum machine sporca e cruda di suoni è un ingrediente fondamentale per valorizzare i riff di chitarra suonati da Mansur che si intrecciano con giri di basso groovy. Il ragazzo è capace, i suoi amici pure. Il bollino LDN è conferma di qualità.

 

ULTRAMARINE – SIGNALS INTO SPACE

A distanza di 6 anni dal loro ultimo lavoro, gli Ultramarine escono con un disco molto interessante. Il duo britannico costituito dai produttori Paul Hammond e Ian Cooper sono in giro dal 1989 e non accusano stanchezza: anzi, la loro continua evoluzione è al passo coi tempi odierni, distaccandosi dalla malinconia di turno, scelta purtroppo abusata da molti gruppi in giro da tot anni. La nuova ondata di freschezza “ultramarina” include moog soffici, chitarre calde, e sonorità jazzate tra sassofoni, percussioni e vibrafono. Sì, perchè la maggior parte dei brani sono composti e suonati insieme al sassofonista Iain Ballamy (ECM, Food, Loose Tubes) e il percussionista e vibrafonista Ric Elsworth (London Contemporary Orchestra). La ciliegina sulla torta è la partecipazione in molti pezzi della legendaria Anna Domino: la storica cantante americana ed autrice di molte hit negli anni ’80 contribuisce a creare un’atmosfera elegante, delicata, scuola Melanie De Biasio. Si ascolta, si balla e ci si riflette sopra. “Signals into Space” è un disco completo e innovativo, l’ideale per un inizio anno di buona musica.

A cura di Pietro Gregori