Eccoci con un nuovo appuntamento di Musica Aumentata, la nostra rubrica che partendo da una canzone distende su queste pagine un raccontino. Nulla di pretenzioso, s’intende. Ci piacerebbe vedervi con i piedi a penzoloni su qualche muretto e osservarvi di nascosto mentre muovete le dita per scorrere questa paginetta. Tutto qui.

Questa volta facciamo un salto nel passato recente con un brano dei Rex Orange County, progetto dietro al quale si cela l’artista inglese Alexander O’Connor. Navigando fra il pop più raffinato e il soul Alexander ha registrato due album: Sycamore Girl è inserita nel secondo, Apricot Princess, che vi invitiamo ad ascoltare qui sotto mentre scorrete le righe del racconto.

Per sentirci vivi

Danzano, come se non ci fosse nessuno, eppure è proprio per essere osservati che il loro atto si compie.
È intimo, non voluttuoso. Le mani si intrecciano, gli sguardi si perdono l’uno in quello dell’altra. Lei si affida con leggiadria e sicurezza al suo braccio, pretendendo sicurezza e donando accoglienza. Potrebbe succedere qualunque cosa, fra quei corpi avvinti, ma si accontentano di smarrirsi in una tensione che non si risolve.
Ruotano, incessantemente, in maniera ipnotica.
Esprimono una storia, un’atmosfera: sono, in quel movimento sinuoso, tutto ciò che li circonda, trasfigurandolo. La malinconia di un tempo che non ritornerà li avvolge, le possibilità di un futuro più dolce e genuino vengono evocate da ogni gesto: ma loro, incastonati in un eterno presente, pensano solo alla danza che stanno eseguendo.
Hanno tutti gli occhi addosso, e non si curano di nessuno.
La ripetizione dei loro volteggi rassicura. E’ tutto studiato, previsto, ma per nulla artificioso: ciò che è deve essere, così tutto appare permeato d’ineluttabilità. Non c’è bisogno di novità quando la consuetudine è un luogo caldo a cui ritornare, e non una gabbia.
Rallentano, e la musica si calma con loro. Non è chiaro chi comandi, le figure o la melodia, tanto vanno scemando all’unisono.
Ora sembra quasi un dramma quello che si compie. Mentre si immobilizzano viene da chiedersi dove andrà a finire quella sintonia una volta estratta da quel quadro immacolato, una volta che ci sarà spazio per le parole. Non ancora, verrebbe da dire, non fermatevi più, danzate per noi all’infinito.
Ma loro, fermandosi in un morbido abbraccio, rappresentano l’amore anche nell’immobilità. Lo puoi sentire, quel sentimento, se ti concentri.
Ora che il carillon è fermo, prima di sentirci stupidi per questo meccanico rapimento, accordiamoci all’armonia che si libra ancora nell’aria. Alla loro eterna posa si può rendere omaggio solo perpetuandone l’essenza, e per questo ti prendo la mano.
Forse fuori piove, forse lo fa anche dentro di noi. Ma noi danziamo, amore, e lasciamoci scaldare dalla nostra fiamma: siamo una casa, il bosco che la circonda, il mondo.

 

Leggi  anche la nostra recensione di Apricott Princess di Rex Orange County

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