Milano, 26 febbraio 2018

Quanto mancano gli Oasis ai fan italiani? Tanto, tantissimo, ma Liam, il minore dei due fratelli Gallagher, questa sera ha fatto il miracolo, riuscendo a non far rimpiangere nemmeno per un minuto la sua vecchia band.

Andiamo per ordine. Gli orari della serata sono rispettati con la massima precisione ed ecco quindi salire alle 20 in punto gli Sherlocks, quartetto dalla belle speranze con i natali a Sheffield. Un po’ Arctic Monkeys, un po’ epica alla U2, per sette brani filati in una mezz’ora bella rovente, conclusasi con il loro brano ad oggi più noto: Chasing Shadows. Cercateveli su internet e teneteli d’occhio. Il pubblico milanese ha apprezzato.

Ma la star della serata non poteva essere altri che lui: Mr. Liam Fuckin’ Gallagher. Alle 21, accompagnato da una band di tutto rispetto in cui spicca il già Babyshambles Drew McConnell al basso, Liam, con tanto di parka, maracas e barba incolta, sale sul palco fra le note dell’immancabile intro Fuckin’ in the Bushes. Qualche secondo e il boato non si fa attendere: l’inizio dello show è affidato infatti a due classici della sua ex band, Rock’n’Roll Star e Morning Glory. Urla, pogo, persino lacrime si materializzano nella sala buia del Fabrique.

Successivamente è il turno di una cinquina di brani dall’album solista “As You Were”, con picchi di brividi durante il singolo Wall of Glass e la ballata For What It’s Worth. Momenti di pausa non ce ne sono e quindi via subito con un’altra doppietta oasisiana come Some Might Say / Slide Away. Ancora tre brani dal disco solista, che tutti i presenti mostrano di conoscere già a memoria e di apprezzare al pari dei vecchi cavalli di battaglia, e poi si lascia spazio al rock’n’roll di Be Here Now (era quindi il fratello Noel quello che odiava quell’album?) e all’immortale Wonderwall, uno di quei brani in cui tutto si ferma: si guarda Liam, si canta, si sorride, ci si emoziona… E non solo il pubblico, ma anche il buttafuori e i baristi!

Un brevissimo encore e on stage appare Bonehead, indimenticato chitarrista ritmico della prima formazione degli Oasis, che con il resto della band regala al pubblico fiotti di sudore durante l’esecuzione di Cigarettes & Alcohol. A questo punto la band si arma di strumenti acustici e regala un’intensa Live Forever come perfetto finale.

Sono le 22.15. A chi non c’era, un’ora e quindici minuti di concerto possono sembrare un tempo quasi ridicolo, ma le sensazioni provate lo smentiscono. Liam è vivo e canta ancora alla grande, come forse non faceva da più di un decennio. Ha una band che gira a palla e si diverte con lui, nonché uno spirito punk che fa sperare in una grande seconda prova solista e tanti altri anni di gran concerti. Non resta che andarsene sulle note dell’outro My Way di Sid Vicious (brano non certo scelto a caso), con il sorriso sulle labbra e forti emozioni nel cuore.

Andrea Manenti

SCALETTA: Rock’n’Roll Star / Morning Glory / Greedy Soul / Wall of Glass / Paper Crown / Bold / For What It’s Worth / Some Might Say / Slide Away / Come Back to Me / You Better Run / Universal Gleam / Be Here Now / Wonderwall // Cigarettes & Alcohol / Live Forever