Una raccolta tra il folk-rock anni ’70 e certi bozzetti di Sufjan Stevens, anche per gli echi yodel e gospel ben presenti. Un album, “Song For Our Daughter”, dove la rilassatezza è davvero eletta a emozione regina. Anzi qui siamo oltre lo stato emotivo, qui siamo nella ricerca di un effetto neurologico farmacologico ed omeopatico. E quel che ne esce è un disco “per famiglie”, che mantiene in ogni caso un guizzo di sogno hippie. Una raccolta nostalgica, ma dai toni classici e senza tempo. Una prova d’autrice vagamente somigliante alle ballate di certe contemporanee che provano a riscoprire le radici americane, come Thao Nguyen.

Consigliato a tutti quelli che sono stati bambini, quindi nessuno è escluso: non è certo un disco di rottura, questo, ma ha sapienza da vendere nel costruire le canzoni, con trame a volte più jingle jangle, altre più arpeggiate o anche con strimpellate più decise. Batteria al minimo sindacale, coretti, slide e piccole pennellate sinfoniche a ornare come un pizzo pregiato e dalle trame incredibilmente sensuali. Country sì, ma non da redneck. Una raccolta che fa pensare al sole, all’aria aperta, a pelle contro pelle, agli odori. Fatevelo vostro e sognateci sopra, nell’attesa di tempi migliori per chi cerca il contatto con la natura.

Alessandro Scotti

 

 

La foto di copertina è di Justin Tyler Close