Facciamola breve. Se il disco si dichiara “alla cazzo”, allora vale recensire tanto quanto: la burla di Frank Zappa, gli Offlaga Disco Pax da una provincia disagiata, un poco di Skiantos della fase crepuscolare, St Vincent e Radiohead nei momenti più ambiziosi, che non mancano e centrano il bersaglio. E poi Giorgio Gaber per la teatralità e la sordina al groove, anche quando c’è un tappeto di drum machine come spesso accade, e gli Stereo Total per il suono – e lo humor – anni ’90. 

Ci sono anche tante citazioni sincere, ma nascoste in forma di sfregio, almeno ci sembra: Il cielo su Torino spernacchia i Subsonica, piccoli esotismi da Paolo Conte in Intermezzo a cazzo, ma anche corposi esotismi stile Bollywood in Da solo, che fa pensare a M.I.A. che ha venduto l’anima e non milita più, fino a un Leonard Cohen che incontra gli Squallor in Eri forte papà, ballata con fisarmonica (o qualcosa di simile): un pezzo da accademia gettato nell’umido, un gesto di autosabotaggio davvero lodevole. Tirateci dentro anche un pizzico di Italo disco e CCCP Fedeli alla linea del terzo LP, in Disco Tourette Gospel, mentre ne Il gatto si che mi vuole bene la misura potete trovarla negli Stereolab, ma senza glamour cool britannia.

Outro a cazzo parte come Kurt Cobain che posa il fucile, impugna la chitarra per una ballata ma poi svacca e si dà alla muzak, fino a collassare sul PC mentre guarda Youporn. La finale Disco Tourette Gospel (Signore apri i bar) Tammarox remix ribadisce una poetica sempre a metà tra cialtroneria e raffinatezza, ma lo scat superbo della voce fa pensare che i Lady Ubuntu, fuori dal loro brodo, potrebbero atteggiarsi a ragion veduta come autori con la A maiuscola. Ma questo è un disco celebrativo del lockdown, forse, o comunque così ci piace pensarla, fatto in tuta e ciabatte. Non ne usciremo migliori, lo sapevate, giusto?

Alessandro Scotti