la_femme_mystere_albumUn’oceanica aura elettronica e uno scorrere di sereno pop avvolgono “Mistère”, secondo album di La femme, dopo l’esordio del 2013 con “Psycho Tropical Berlin”. Marlon e Sacha, supportati dall’essenziale contributo del resto del collettivo, sono spiriti originali ed eclettici, che non hanno paura di osare nel costruire un genere-non genere che naviga tra la psichedelìa e il rock in un personalissimo e delicatissimo modo, che in ogni brano si rigenera e si trasforma, forte delle proprie certezze. Testi resi aereodinamici da un’elettronica pervasiva ma mai pesante e ritmi ben delineati dalla drum machine pervadono le 17 canzoni dell’album. Un finto clima angelico bruscamente spezzato già dalla vagina in copertina, che sorprende con stile composto, come l’album si rivela quasi sempre in grado di fare. “Mystère” è pervaso dagli spifferi creativi più svariati, si propone come una novità continua dal sapore di madeleine evocativa, una sorta di trip senza droga che viaggia tra un brano e l’altro, seguendo l’accordo uniforme di una chitarra e i suoni di un flauto o di un hammond. La mente a volte si incolla e segue le linee di un discorso circolare. A volte si perde tra un’infantile Septembre triste per la fine dell’estate e una malinconica La vide est ton nouveau prénom, pezzo migliore del disco, che ricorda una marcia quasi western verso l’atrio di una chiesina sperduta, una ballata che segna della fine di un amore. E poi compaiono i ritmi di synth in tilt più sostenuti di Elle ne t’aime pas, l’eterea impalpabilità di Vagues, il ricordo punk di Tatiana, l’inquietante stridìo rap di Exorciseur, la ricerca dell’unità strutturale per il racconto di relazioni conflittuali nel dialogo tra voci di Où va le monde.

Nessuno stile o suono può definirsi protagonista, anzi. Ma il continuo rinnovamento non riesce a essere ogni volta efficace, e la troppa sicurezza nei propri mezzi rischia di essere a volte la causa di un “adagiamento” sonoro. Nonostante ciò, dietro la voluta facciata da concertino basico e un po’ sbadato di fine anno scolastico si nascondono artisti che dell’essere naif e corali fanno bandiera e rifugio, uscendo dal loro elettro-guscio con stile mai inquadrabile tra trilli di cembali, guizzi rock e archi sinfonici. Impossibile annoiarsi, tra i Mystères di La femme. E non ha ancora giocato tutti i suoi assi, stiamo in guardia.

Giulia Zanichelli