Provenienti direttamente dal Sud degli Stati Uniti, i Kings of Leon sono stati uno dei gruppi più importanti per la rinascita del rock in questo inizio di millennio. A cinque anni di distanza dall’ultimo album “Walls”, gli ex cowboy tornano in pista mantenendo lo stesso produttore Markus Dravs e le stesse sonorità, ma fortunatamente con una scaletta di molto superiore e una verve finalmente ritrovata.

Non aspettatevi comunque i Kings of Leon degli esordi garage blues (per quello ripescatevi il primo lavoro “Youth and Young Manhood”), né quelli autodichiaratisi un po’ pomposamente ma sinceramente stadium-rock di “Only By The Night” o “Mechanical Bull”. I tre fratelli Followill più il cugino hanno infatti scelto una strada più delicata ma spesso anche più intensa, giocando soprattutto su ballate ed emozioni.

“When You See Yourself” parte in punta di piedi con la quasi title track When You See Yourself, Are You Far Away, un rock alla Springsteen mischiato a influenze new wave, capace di appiccicarsi addosso ascolto dopo ascolto. Poi è il turno del piatto forte The Bandit, giustamente scelto come singolo: tirato e irresistibile. Con 100000 People si torna alla ballad, forma che con qualche variazione verrà mantenuta per il resto del disco.

Da citare il mid tempo da radio fm Golden Restless Age, possibile futura hit, il country acustico di Claire & Eddy e la più frizzante Echoing, che sembra appartenere al passato della band. L’ottavo album dei Kings of Leon non è un capolavoro, ma sicuramente si fa apprezzare e non è stato scritto e pubblicato solamente per i molti fan sparsi per il pianeta.

Andrea Manenti