hoorsees band

In una scena, quella parigina, che ha buone cose spesso nascoste o oscurate da altri mercati (leggasi gli acchiappa-quasi-tutto U.K. e U.S.A.), è sempre bene cercare per trovare piccole gemme più o meno nascoste. Una di queste sono sicuramente gli Hoorsees, e il loro omonimo album di debutto.

Dopo l’EP del 2019 “Major Leauge of Pain”, è con piacere che accogliamo l’esordio sulla lunga distanza di Alex Delamard, Zoe Gilbert e sodali: il disco infatti ha tutte le carte in regola per essere definito un ottimo lavoro. Nove canzoni di pregevole fattura e buon gusto, per il più classico degli all killer, no filler. Brani dal sapore agrodolce e dalla livrea Anni ’90, tra eco lo-fi, dreamy o alt-d’oltroceano, trainati da calibrati feedback di chitarra e da melodie azzeccate.

Tra andazzi slacker, reminiscenze Pixies/Doolittleiane, quel pizzico di malinconica dissonanza e alienazione che lo rende ancora più intrigante, l’album fila che è un piacere dal primo all’ultimo minuto: tra i pezzi in scaletta, strappano un plauso particolare l’energia dell’opener Overdry, il trascinante e tintinnante power-pop di Videogames e gli intrecci delle corde in Give It Up, che liberano lo spazio per l’ennesimo vivace aggancio melodico centrato, ancora una volta preso per mano dalle voci di Alex e Zoe.

Qua in redazione i voti in numeri cardinali piacciono poco: ma per questo album degli Hoorsees, se fossimo proprio costretti, sotto al 7 non riusciremmo davvero a stare.

Anban