O voi figli degli Anni 80, gaudete. E possibilmente non prendete impegni per l‘8 e il 9 dicembre 2019, quando nei cinema di tutta Italia torneranno i Goonies, film pietra miliare per un’intera generazione. La Warner Bros ha infatti deciso di festeggiare il venerando trentacinquesimo compleanno della pellicola regalando ai fan la possibilità di rigustarsi i Goonies in versione 4K Ultra HD

Ebbene sì, 35 anni. Era infatti il 1984 quando Richard Donner si sedette sulla poltrona da regista traducendo in realtà la sceneggiatura di Chris Columbus scritta dal soggetto di un certo signor Steven Spielberg, produttore del film stesso.

Non è l’unico titolo di culto del passato che torna nelle sale dopo essersi rifatto il trucco. Il 21 e 22 ottobre al cinema si potrà vedere l’edizione estesa di Shining, disponibile per la prima volta in Blu-Ray e 4K ultra Hd.

Goon Docks e i suoi temerari protagonisti tornano dunque sotto le luci della ribalta: prendeva il nome proprio dal quartiere di Astoria in cui era ambientato il film il nomignolo, Goonies (che in americano significa “sfigati”), che la banda di amici si era affibbiato. Quella banda che un po’ sfigata lo era davvero e tutti noi insieme a loro: l’incombente ombra dello sfratto imposto da spregiudicati speculatori edilizi alle famiglie dei cinque amici, la fase preadolescenziale e il conseguente senso di inadeguatezza da non-più-piccoli-ma-non-ancora-grandi, la fuga da quei delinquenti della banda Fratelli e infine l’happy end in salsa Pirati dei Caraibi ante litteram e il conseguente riscatto di tutti quanti. Capolavoro.

Ora, dopo anni remoti passati a macinare quella vhs sui nostri televisori ben lontani dai moderni standard qualitativi in materia di immagine, il momento è arrivato. E chissà che non sia anche l’occasione per una visione più cosciente del film, a caccia di curiosità ed Easter Eggs che non la renderanno una pellicola d’autore ma di certo non la leveranno mai e poi mai dai nostri cuori. Occhi e orecchie aperti, dunque. Due spunti su tutti: sì, la voce del main theme del film – The Goonies ‘R’ Good Enough – è proprio quella di Cyndi Lauper; e no, non ci avete mai fatto caso ma possiamo giurarvi che sul galeone di Willy l’Orbo compare R2-D2.

Trentacinque anni sono passati per quella pellicola, ma anche per i suoi protagonisti.
Già, ma che fine hanno fatto i Goonies? Ecco una carrellata sui loro più o meno felici destini.

Mikey Walsh (Sean Astin)

Pompetta per l’asma, apparecchio ai denti, un fratello maggiore popolarissimo al liceo: Mikey, eri veramente tutti noi. Ma che ne è stato del suo alias, l’attore Sean Astin? Dopo un’infanzia problematica (fu adottato da piccolo da un altro attore, John Astin, il Gomez della prima versione Tv della Famiglia Addams), Sean ha trovato la sua fortuna proprio nel cinema: dopo i Goonies, la sua carriera è stata impreziosita dall’interpretazione del personaggio di Samvise Gamgee nella trilogia del Signore degli anelli e, più recentemente, dall’inclusione nel cast di Stranger Things nel ruolo di Bob Newby, l’ex compagno di scuola di Joyce Byers-Winona Ryder che finisce per avere una relazione con lei. Grande Mikey: tra nostalgie canaglie, maratone e successi oggi sei quello che vorremmo un po’ tutti noi essere.

Brandon Walsh (Josh Brolin)

All’epoca nessuno poteva saperlo, e col tempo nessuno ci ha più fatto caso: come si chiamava il fratello maggiore di Mikey, il belloccio palestrato? Brandon Walsh. Sì, proprio come il futuro protagonista di un altro stracult come la serie Beverly Hills 90210. Aaron Spelling, qualcosa da dichiarare?
Destino e nomi a parte, a dare il volto a Brandon era niente meno che Josh Brolin: da Goon Docks piantò le tende direttamente a Hollywood, con una carriera prolifica e di tutto rispetto culminata nella candidatura all’Oscar per il migliore attore non protagonista nel 2008 grazie alla sua interpretazione in Milk di Gus Van Sant del ruolo del consigliere comunale Dan White, l’uomo che uccise Harvey Milk. Senza dimenticare i ruoli sotto la direzione dei fratelli Coen (Non è un paese per vecchi, Il grinta), Ridley Scott (American Gangster) e Oliver Stone (W.).
Meno brillante la sua vita privata, tra arresti – nel 2004 per violenza coniugale e nel 2008 per rissa – e tragedie come la morte della madre Jane Cameron Agee in un incidente automobilistico nel 1995. Il padre si risposò altre due volte, di cui l’ultima con Barbara Streisand che di fatto è dunque la sua matrigna.

Mouth (Corey Feldman)

Uno che cercava tesori nascosti in vecchi galeoni pettinandosi ripetutamente la zazzera di capelli poteva forse avere una vita sotto tono? Corey Feldman, il Clark “Mouth” Devereaux del film, scappa di casa a 15 anni e si sposa (per la prima di una lunga serie di volte) a 18. Un anno dopo i Goonies, Rob Reiner lo vuole in Stand by Me-Ricordo di un’estate, lanciandolo definitivamente. Il richiamo della droga, però, è per Clark più forte di quello di qualsivoglia copione e così la sua carriera va ben presto alla deriva. Sul suo precoce viale del tramonto trova però Michael Jackson, di cui diventa amicissimo. La musica diventa la sua passione e finisce per comparire negli anni anche nel video musicale Last Friday Night (T.G.I.F.) di Katy Perry e in quello di City of Angels dei Thirty Seconds to Mars. E’ però un’altra torbida vicenda che lo fa passare più rumorosamente agli annali: dichiara infatti pubblicamente di aver subìto “abusi sessuali a Hollywood da parte di una persona molto potente”, mai però rivelandone il nome, e nei mesi scorsi ha concretizzato i suoi j’accuse facendo partire una campagna alla ricerca di 10 milioni di dollari per finanziare un documentario sui presunti pedofili a Hollywood.

Chunk (Jeff Cohen)

E poi arriva lui, il goony più goony di tutti: i suoi capelli arruffati, l’improbabile camicia hawaiana, l’amore ossessivo per il cibo, la goffaggine intrinseca. In una parola: Chunk (con la n, mi raccomando!). Ebbene, Jeff Cohen, il goony più goony di tutti, è riuscito a fare dello spettacolo il suo riscatto e pure a modo suo: dopo essersi laureato in legge alla UCLA, oggi è un avvocato di successo e si occupa di diritto dello spettacolo. Viva la nemesi, half five Chunk!

Data (Jonathan Ke Quan)

Un po’ ispettore Gadget, un po’ McGyver: senza Data, diciamocelo, i Goonies dall’antro di Willy l’Orbo non ci sarebbero probabilmente mai usciti. Geniale ma mai secchione, Data era interpretato dal giovanissimo Jonathan Ke Quan, che a differenza dei suoi amici al momento delle riprese vantava già un cameo di tutto rispetto in Indiana Jones e il tempio maledetto. Dopo i Goonies, tuttavia, la sua carriera è andata appannandosi risalendo però negli ultimi anni quando, grazie alla sua profonda conoscenza dell’arte marziale del taekwondo iniziata proprio sul set di Indiana Jones con il maestro Philip Tan, si è affermato come coreografo degli stuntmen e dei combattimenti di molti film tra i quali X-Men e The One.

Sloth (John Matuszak)

Il “mostro” dal cuore di panna, il cattivo solo in apparenza, quello che stava dalla parte sbagliata ma non per sua scelta né in coscienza. Chi più di uno sfigato sa prendersi a cuore un altro sfigato? Sì, Sloth-il-cattivo alla fine, grazie all’affetto vicendevole per Chunk, diventa un Goony a tutti gli effetti. Meno fortunata la vita reale del suo interprete, John Matuszak: perde due fratelli e una sorella per malattia, ha una carriera spianata nella NFL ma la lascia per puntare tutto sul cinema, dopo i Goonies raccatta poche particine degne di nota e muore tragicamente nel 1989 a soli 38 anni per un’overdose di antidolorifico.

 

Federica Artina