Tragedia vera. Gli Her’s, duo inglese di Liverpool di Stephen Fitzpatrick e Audun Laading, sono morti in un incidente stradale mentre si stavano recando a Santa Ana (California) per un concerto del loro secondo tour negli Stati Uniti. Insieme a loro è morto anche il tour manager Trevor Engelbrektson.
L’ettichetta della band , Heist Or Hit, ha scritto un messaggio su facebook che recita: “Abbiamo tutti il cuore spezzato. La loro energia, la loro vitalità e il loro talento hanno definito la nostra etichetta. Come umani, erano calorosi, gentili e divertenti. Ogni volta che si fermavano nei nostri uffici era un’esperienza edificante. Dire che ci erano vicini sarebbe sottovalutare un’amicizia davvero bella, si amavano come fratelli. Musicalmente gli Her’s erano stupefacenti. Avevano un’attitudine per la melodia, il divertimento e l’intrattenimento uniti a una complessità tanto sofisticata quanto elegante. Stavano suonando in America di fronte a migliaia di fan entusiasti. I fan con i quali si incontravano e trascorrevano del tempo erano la loro passione. Il mondo era ai loro piedi. Tutti qui in etichetta sono sopraffatti e sconvolti. Abbiamo perso i nostri amici e al mondo è stato negato il loro talento”.
Gli Her’s avevano pubblicato il loro primo album “Invitation To Her’s” nel 2018.

smemorato cronico, sognatore ostinato e cercatore compulsivo di dischi capaci di rimettere in ordine (almeno il mio) mondo, nonfoss’altro per la durata di una canzone. Bazzico questo meraviglioso postaccio dal 1998, convinto di essere sempre indie prima degli altri, anche di me stesso.
I miei 3 rifugi sonori: Il Bloom di Mezzago, l’Arci Bellezza e il Gagarin a Busto Arsizio. Nel cuore però rimarranno per sempre Spazio Musica a Pavia e il Babylonia in quel di Ponderano, nel Biellese.
Il primo disco comprato: la cassetta con il retrocopertina non censurato di Appetite for Destruction dei Guns.
Il primo disco che avrei voluto comprare: I Mostri di Thimothy dei Motorpsycho.
Una cosa che probabilmente non vi servirà sapere: parafrasando John Fante, ogni tanto mi sembra di intravedere il lato più tragicomico dell’esistenza. Poi metto su un disco che vale davvero la pena ascoltare e, per una quarantina di minuti, il mondo torna ad avere un senso. E anche farne parte, tutto sommato, non mi dispiace.
