Vi era piaciuto “Happy in the Hollow” dei Toy? Aggiungete alla ricetta lo stesso producer, del noise addolcito, un po’ di punk sbiancato con candeggina profumata, agitate ma non troppo ed avrete un’idea di “Into Red”, secondo album dei FEWS.

Un’altra domanda: quanto mare c’è tra la California e la Svezia, paesi di origine di Fred e David, fondatori del gruppo in questione? Tanta acqua, è vero, ma molto dipende dal tipo di onde, e se queste sono quelle della rete e di MySpace, alla fine tutto è vicino.

Ho ascoltato il disco pensando a un immaginario viaggio in barca a vela per sancire il legame tra due musicisti che da amici lontani sono diventati un gruppo.

  1. Quiet. Issa le vele, il vento sta montando e schiuma l’onda. L’orizzonte è di fuoco e l’aria ci accarezza il viso e scompiglia i capelli. Tienimi la mano e annusiamo la velocità.
  2. Paradiso. Ora l’acqua è bassa e affiorano scogli. Manovriamo il veliero e, come in un videogioco, iniziamo una corsa ad ostacoli, zigzagando tra le rocce come monelli lanciati in una sfida virtuale.
  3. More Than Ever. L’acqua si è alzata e la pista è libera per lanciarci spericolati, sospesi tra mare e cielo. Non stacchiamo le nostre mani perché il contatto ci rende invincibili, guerrieri impavidi in un mondo senza paure né nemici.
  4. Suppose. Una serenata elettrica all’incanto degli elementi. E sembra fuoco il sole che brucia le creste alle onde. Sono di chitarre le stilettate dei raggi che affondano nell’increspare salato del mare.
  5. Limits. Tamburi secchi e tastiere oniriche accompagnano l’arrivo della notte. Gli ultimi bagliori trasformano la vastità acquatica in uno stagno di magma incandescente. Sul ponte improvvisiamo una danza rituale di ringraziamento.
  6. Business Man. La sveglia del mattino esterna la forza della natura che riprende fiato, per poi sprigionare la sua potenza affinché da un inizio tutto possa ricominciare. Positivi e vigorosi, mai rinunciatari.
  7. 97. Scendi le scale che dal cielo arrivano alle profondità e ti troverai solo con te stesso, piccolo infine tra le vastità, ma cellula pensante ed elemento costitutivo e fondamentale. Le onde sono diventate sonore e distorte nel gioco del fare domande senza ottenere risposte: un labirinto mentale in cui è bello perdersi.
  8. Anything Else. Rialziamo le vele e navighiamo negli specchi e nei trucchi di una fata Morgana benevola e ludica. Recitiamo preghiere pagane battendo gli anfibi sui legni di salsedine e catrame imbevuti. La musica è l’aspersorio e il turibolo del nostro rito.
  9. Over. Le vele sono gonfie e levita il legno, scivolando senza attriti, e noi con lui.
  10. Fiction. Suoni di sirene si avvicinano e un faro ci fa l’occhiolino, invitandoci. Il porto ci sta aspettando e abbassiamo le vele, che sanno di sole e di sale e sono bianche di tregua. Temiamo le vertigini del toccare la terraferma e la tristezza della  fine di un viaggio.

Massi Marcheselli

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