Dieci concerti in un weekend: solo il pensiero mi ha sempre elettrizzato. È vero, in passato cose del genere erano quasi la norma, ma è altrettanto vero che, superati i trent’anni, prima di tentare un’impresa del genere viene sempre qualche dubbio.

Venerdì 8 giugno: Hungry Like Rakovitz, Lappeso, Svetlanas

Svetlanas

La prima tripletta concertistica è affidata a un festival che mi è sempre stato molto a cuore: il Rock in Riot di Martinengo (Bergamo), in programma venerdì 8 e sabato 9 giugno. Dopo un anno di pausa, i ragazzi della bassa bergamasca sono tornati più grintosi che mai. Bastino i nomi della prima serata per capire subito di che pasta i nostri siano fatti. Gli Hungry Like Rakovitz mi accolgono in prima serata con tutta la loro carica negativa e la potenza rumoristica del loro grind, i Lappeso regalano una scaletta hardcore precisa e piena, gli Svetlanas il solito spettacolo rock’n’roll al fulmicotone grazie a un’Olga più in forma che mai. Le sue facce e il suo accento russo sanno ancora trasmettere incubi agli spettatori. A mezzanotte e mezzo si torna velocemente a casa perché il giorno dopo si lavora, ma ciò non impedisce di essere ancora attivi e vogliosi di ripartire. 

Sabato 9 giugno: Derozer, Anti-Flag

Destinazione: il Malt Music Festival di Arluno (Milano). Appena arrivati si può iniziare ad assaggiare una variegata selezione di birre artigianali, per poi lasciarsi trasportare dalla nostalgia grazie a Seby e ai suoi Derozer. Un’ora per venti canzoni che tutti, giovani e meno, cantano a memoria per il solito rito collettivo. Questa la scaletta: Vecchio punk / Nuova generazione / Canzone ska / Lungo la strada / Chiusi dentro / Io credo in te / Tu lo sai / 2100 / Suzy / Fedeli alla tribù / 144 / Zombie / La notte / Straniero / No surf // Cielo nero / Mururoa / Bar / Alla nostra età / Branca day.

Anti-Flag

È poi il turno degli statunitensi Anti-Flag, che torno a vedere dal vivo dopo quasi un decennio. La carica si è conservata, forse il sound si è fatto velatamente più pop, ma l’attitude è la stessa dei giorni migliori e quindi anche qui si può iniziare ad urlare e a pogare in compagnia di Justin Sane, Chris #2, Chris Head e Pat Thetic. Questa la scaletta: When the Wall Falls / The Press Corpse / Cities Burn / Racists / Fuck Police Brutality / Fabled World / Trouble Follows Me / Turncoat / All of the Poison, All of the Pain / The Criminals / Broken Bones / 1 Trillion Dollars / This Is the End (for You My Friend) / Death of a Nation // American Attraction / Die for the Government / Should I Stay or Should I Go? (The Clash cover) / Brandenburg Gate / Power to the Peaceful. Coda alla cassa per riprendere il portafogli rubato, ma fortunatamente ritrovato (senza soldi, ma con i documenti), due salti nella discoteca punk appena a destra del palco e si può tornare a casa.

Domenica 10 giugno: SERP, Gai, Dopplers, Trevisan, Riki Anelli

The Dopplers

Sveglia, pranzo leggero, treno, un’ora di camminata sotto il sole cocente ed eccoci al parco dell’Edoné in quel di Bergamo per il festival dei giovani talenti orobici Clamore. La musica, in tre palchi all’interno della bellissima cornice verde del parco, arriva presto e decido di concentrarmi sul palco cantautoriale. Partono i giovanissimi SERP, tecnici e demenziali il giusto, seguono i Gai, progetto alla sua prima data, ma composto da membri di valide realtà del rock e del punk bergamasco. Mezz’ora per provare la loro bravura, mezz’ora di eclettismo fra mandolino, ukulele, chitarre acustiche, percussioni varie, armoniche e kazoo, mezz’ora di risate, mezz’ora di intrattenimento di livello.

Cambio palco e mi godo i Dopplers ed il loro show ironico anti clericale, torno dai cantautori e resto comodo sul divano con la sensibilità di Trevisan, oggi in veste solista, e la carica di Riki Anelli con band al completo. Torno al paese, ma non è finita, perché è l’ultimo giorno della festa Lo Spirito del Pianeta e quindi fino alle tre di notte si suonano bonghi, si conosce gente e se ne vede altra allegra.

Lunedì 11 giugno: Bad Religion

Bad Religion

Tutto finito? Assolutamente no. Sarà anche lunedì, ma al Magnolia arriva la storia con i Bad Religion, per l’occasione in tour per ricordare il capolavoro “Suffer”, che quest’anno compie i suoi primi trent’anni. Greg Graffin e compagni si presentano sul palco precisissimi alle 21.30 e regalano praticamente due show. Venti canzoni  a mo’ di greatest hits, il tempo di riprendersi per qualche minuto e l’intera esecuzione appunto di “Suffer”, con una sola e veloce pausa al centro per poter “girare il lato del disco”. Ecco la scaletta: Overture / Sinister Rouge / Fuck You / Change of Ideas / 21st Century (Digital Boy) / Wrong Way Kids / I Want to Conquer the World / The Handshake / Recipe for Hate / Anesthesia / Generator / Supersonic / Prove It / Can’t Stop It / Infected / Dearly Beloved / Fuck Armageddon…This Is Hell / You / Sorrow / American Jesus // You Are (The Government) / 1000 More Fools / How Much Is Enough? / When? / Give You Nothing / Land of Competition / Forbidden Beat / Best for You / Suffer / Delirium of Disorder / Part II (The Numbers Game) / What Can You Do? / Do What You Want / Part IV (The Index Fossil) / Pessimistic Lines.

È martedì, vado a dormire e sono felice.

Andrea Manenti