Introduzione

“Qui” è il titolo del terzo album di Bonetti, un autore immediato ed efficace che si contraddistingue per la sua semplicità e accessibilità, caratteristiche che lo rendono assolutamente interessante. Quest’ultimo lavoro è la conferma del percorso intrapreso nella definizione di un’identità artistica personale, che in realtà è già ben chiara e va sicuramente al di là delle dinamiche di mercato.

Con il suo primo disco, “Camper” (2015), prodotto da Omid Jazi con il supporto di Shuta Shinoda, l’artista piemontese aveva già ottenuto un notevole successo. Stesso discorso per il suo secondo lavoro, “Dopo la guerra” (2018), tra i migliori dischi italiani pubblicati in quell’anno, prodotto questa volta da Fabio Grande de I Quartieri. Produzione che è stata confermata anche per questo terzo album, uscito per Bravo Dischi e Labellascheggia.

Il concept

Ascoltando Bonetti veniamo accolti subito da una sensazione di familiarità. Attraverso la scrittura, l’autore riesce a instaurare un rapporto stretto con l’ascoltatore, che si può subito immedesimare nel racconto delle canzoni. Mostrando il suo carattere un po’ romantico e dolce, Bonetti narra la vita che potrebbe essere la nostra come quella di un amico caro a cui siamo tanto affezionati. Il concept dell’album gira tutto attorno al titolo, “Qui”. Il significato prende infinite direzioni lungo lo sviluppo del disco: luoghi da cui si proviene o verso cui dirigersi, stati d’animo e momenti diversi della vita. L’approccio è dettato dalla ricerca di un “qui” a volte quotidiano, altre esistenziale. Il disco può quindi essere considerato un viaggio composto da sette brani, attraverso i quali Bonetti riesce a rendere nostro il racconto del suo mondo. Anche se ormai la scena italiana è satura di musicisti a metà strada tra cantautorato e pop, in questo caso il risultato finale è assolutamente ben definito e più che apprezzabile.

Leggi la nostra intervista a Bonetti.

I brani

L’album si apre con Camionisti, canzone caratterizzata da un intro strumentale inaspettato e che prosegue con un classico timbro autorale, rendendo comunque già chiaro il tema del disco: «Io ‘sta cosa che quando vado in un posto nuovo / penso sempre come sarebbe passarci tutta la vita lì». Dal tono più pop è invece il secondo pezzo Non ci conosciamo più. Con un piacevole accompagnamento del sax che delinea l’atmosfera, la canzone tratta di amore spaziando comunque con libertà.

Siamo vivi, “dedicata” alla sua città natale, Novara, vede una composizione più varia, con un arrangiamento molto interessante, ricca di espressioni forti e di impatto, come se fossero un grido di liberazione. L’atmosfera di Carnevale invece risulta molto malinconica e riflessiva, tendente in alcuni tratti alla rabbia. Riflessione che continua con la tappa finale del disco Le Risaie, in cui Bonetti si chiede: «Ci pensi mai come sarebbe passare tutta la vita qui?». Un “qui” che sa di punto di arrivo, come conclusione del viaggio dell’artista e di noi ascoltatori.

Il disco di Bonetti risulta in conclusione un lavoro limpido e reale, ispirato dalla forte esigenza di esprimere il proprio stato personale. Un’esigenza che grazie alle qualità narrative e musicali dell’autore diventa condivisibile.

Giuseppe Maltese