Non conoscevo Benji Hughes. Mai sentito. Questo bell’uomo di circa 110 kg e 30 cm di barba incolta, è musicista da più di vent’anni. E nella mia consueta ricerca wikipediana sull’autore, scopro che la sua discografia è piuttosto versatile: componendo themes per serie tv come Chuck, How I met your mother, Beverly Hills 90210 fino a piccole apparizioni nell’album di Jeff Bridges. Quindi ho subito formulato questo pregiudizio: “Il Benji qui, segue solo i ca$h”.
Invece questo suo album “Songs in a Key of Animals” è un album dove ogni canzone è diversa dalla precedente: non riesci a catalogarlo in un solo termine, non riesci a dargli un genere,
nonostante le influenze della black music e del pop sperimentale siano presenti in molte delle canzoni e credo che in parte definiscono la sua maniera di comporre.
“Shark Attack” e “Peacockin’ Party” sono le più commerciali, uscite come singoli, quasi ballate da passaggi in radio; “Freaky Feedback Blues”, con i cori di voci femminili e sonorità blues, ricorda molto da vicino i gospel delle chiese afroamericane, nel profondo sud degli Stati Uniti.
“Fall me in Love”, giustamente ascoltata il fottutissimo giorno di S.Valentino, è decisamente più forte di una qualunque canzone d’amore sanremese.
Le ultime due sono i pezzi migliori: “Song for Nancy” è una stupenda canzone strumentale, con un pianoforte struggente, nonostante la ripetività, che esprime dolore e dramma ed io adoro questo tipo di sonorità, profondamente tristi.
Chiude l’album la track “Take me Home”, altra canzone dal tocco malinconico, il cui titolo è un ottimo finale per un album, breve ma intenso.
Un album che non da troppa importanza ai testi, spesso sono quasi accennati all’interno delle canzoni: Benji utilizza il suono delle canzoni e la musica per far parlare la sua storia, ed ogni canzone ha una sua storia differente, è suonata seguendo diversi stili e generi, forse perchè proprio Benji ritiene debba essere così la sua concezione di far musica. Puoi comporre per Jeff Bridges (che in realtà non è nemmeno un grandissimo cantante), puoi comporre jingles, canzoni per la televisione, puoi avere suonato in una band per 10 anni e tutto questo si riflette all’interno di “Songs in a Key of Animals”, dove c’è un po’ tutto. Riflettendo le tante sfaccettature di Benji Hughes, degli uomini come animali, ai quali viene dedicato l’intero album.
Federico Trevisani

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
