Un passo indietro, due avanti. Perché con questo “Dudu”, i punk-rocker newyorkesi decidono di tornare a quell’impostazione volutamente sciatta e lo-fi degli esordi, mettendo da parte la pettinatura più ordinata che si erano dati in occasione del primo lavoro ufficiale, quel “Dada” datato 2017.

Due passi in avanti, perché a questa scelta di stile si accompagna una confidenza, una baldanzosa sicurezza che non può che dare spessore a questo lavoro sulla lunga distanza. Gli influssi della vecchia scuola (post)punk, quelle della new wave più pimpante (Devo su tutti), ma anche contaminazioni più recenti (come i Parquet Courts, con i quali hanno spesso diviso il palco) si fanno sentire eccome: non per questo “Dudu” difetta di personalità e di peculiari tratti distintivi.

Andrew Kerr, Brendon Avalos e Britton Walker sanno quando giocare di rabbia e quando abbassare i giri, senza però perdere nulla in termini di istintiva vitalità, sanno essere profondi quanto ironici, alternando chiassose fiammate a trazione chitarra/batteria a momenti dal passo cadenzato e sornione, dove è il basso a tirare le fila. In I Want, inoltre, c’è pure la comparsata di Veronica Torres di Pill. E per quanto ruvidi ed apparentemente sbrindellati vogliano essere, “Dudu” è una bella doccia che rinfresca l’ambiente e riattiva i nervi. Pollice all’insù.

Anban