Se circa un decennio fa l’indie italiano avesse scelto di guardare a Battiato anziché a Venditti, probabilmente Pollio riempirebbe l’Arena, mentre Calcutta chissà… Proprio dieci anni sono passati dall’esordio solista dell’ex Io?Drama, album in cui già si faceva avanti con prepotenza il lato più pop e insieme cantautorale (ebbene sì, è possibile) dell’artista milanese. Nel mezzo, il nulla.

Delusioni di carriera? Blocco dello scrittore? Vivere la vita in altri modi? Ciò che è sicuro è che finalmente possiamo dare il benvenuto a “Dopo la bomba”, nuova raccolta in cui la firma dell’autore è riconoscibilissima in brani come Nel naufragio, L’amore ai tempi del precario, Non resta che perdersi e Le vite degli altri, tutte canzoni che se non conoscete vi invito vivamente ad ascoltare data la loro bellezza.

Ecco. Dalla bellezza ripartiamo, quella che ancora una volta è al centro della scrittura di Pollio, una scrittura spesso sofferente, emotivamente intensa, sempre e comunque vissuta. Nei testi, oltre al proprio vissuto, si affrontano anche altri argomenti di spessore, dall’incontro/scontro con il mondo informatico e capitalista in La percentuale, alla multiculturalità ostacolata dal potere in Lucciole, pezzo talmente accattivamente che in un mondo migliore dovrebbe passare trenta volte al giorno su RTL. Noi, Fabrizio, te lo auguriamo.

Andrea Manenti