Sembrava quasi già finita per gli Yak prima dell’uscita del loro secondo LP, “Pursuit of Momentary Happiness”, lo scorso febbraio. E invece eccoli ancora qua, a testimoniare che superato il momento di crisi (grazie anche al supporto di Sua Maestà Jason Pierce) di benzina nel serbatoio ce n’è ancora. E non è finita di certo.

Di più, adesso c’è pure la Third Man Records di casa Virgin/EMI a supporto, quindi si può lavorare anche con una certa sicurezza: Oli Burselm e compagni l’avranno sicuramente interiorizzato, ed ecco quindi che questo nuovo EP di quattro tracce arriva a pochi mesi di distanza dall’ultima produzione, denotando quella positiva urgenza di mettere roba sul piatto.

Registrato tra Nashville e Londra, “Atlas Complex” è una chicchina niente male: apre le danze la caleidoscopica e luccicante Am I Good Man, con i suoi saliscendi blues e sintetici, che punta forte sulla melodia, mentre la successiva titletrack Atlas Complex parte sorniona per poi incedere galleggiante, fino ad esplodere in un finale acido ad alta gradazione psichedelica.

There’s a Turtle in My Soup è una rivisitazione di un poemetto di Ivor Cutler, che fu stravagante storyteller scozzese amico di John Peel, rivista in chiave graffiante e ipnotica, appena prima della fine demandata a They Come, They Go, che riporta tutto su territori lisergici e psych-rock Anni ’70.

Con questo EP, la sensazione diffusa è che gli Yak avessero voglia di dimostrare soprattutto di essere in palla e belli carichi: a livello di quantità, siamo al minimo sindacale, ma la qualità dimostra, a conti fatti, che è bene seguirli con sempre maggiore interesse.

Anban

 

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