Bergamo, 12 gennaio 2018

Willie Peyote fa rap con un profondo gusto cantautorale, può ricordare di volta in volta i Sangue Misto come Daniele Silvestri, Jovanotti come Giorgio Gaber. Visto dal vivo, però, Willie ha qualcosa in più, un gusto quasi generazionale. Se chi legge ha passato almeno i venticinque, si ricorderà di certo quella sensazione di pura aggregazione che si creava anni fa ai concerti dei Punkreas. Prendete Tutti in pista, Canapa e Occhi puntati, sostituiteli con la tripletta I cani, Io non sono razzista ma… e C’era una vodka ed ecco il miracolo: centinaia di ragazzi che pogano e cantano a squarciagola, sentendosi parte integrante di qualcosa.

Per la prima volta a Bergamo il rapper torinese regala ai tanti fan intervenuti quasi due ore di concerto, con tanto di scaletta di greatest hits che pesca da tre dei quattro album pubblicati: “Non è il mio genere, il genere umano” del 2013, “Educazione sabauda” del 2015 e “Sindrome di Tôret”, uscito giusto qualche mese fa. Accompagnato da una band di quattro elementi (chitarra, basso, batteria e tastiera) capace di regalare momenti funk come fraseggi blues, ritmi jazz come energia rock, Willie sviluppa un modo di intendere il rap figlio del crossover più puro, rendendosi protagonista di un ottimo melting pot di generi musicali. Sulla musica, poi, c’è ovviamente lui con i suoi fraseggi intelligenti, fra vita privata e pubblico, senza paura quando serve di entrare anche nel politico. Una vera boccata d’aria fresca per una delle migliori realtà musicali italiane contemporanee.

Andrea Manenti

SCALETTA: Avanvera / Glory Hole / C’hai ragione tu / Interludio / L’outfit giusto / Ottima scusa / Willie Pooh / Il gioco delle parti / La dittatura dei nonfumatori / Turismi / TMVB / Metti che domani / Etichette / Giusto la metà di me / Peyote451 (l’eccezione) / Le chiavi in borsa / Portapalazzo / Vilipendio / I cani / Io non sono razzista ma… / C’era una vodka / Glik / E allora ciao // Oscar Carogna / Vendesi / Che bella giornata