Album di debutto per il neonato gruppo Wild Rivers e, come di regola nelle giovani band, il titolo dell’album è omonimo. La band canadese molto interessante si lancia dopo una certa gavetta nel mondo Indie-Folk, cercando di elevarsi e distinguersi dalle altre realtà attraverso l’alternanza di voce maschile e femminile al canto.
I Wild Rivers nascono dall’unione di basso e batteria al precedente gruppo Davon&Khalid, – attualmente le voci e la chitarra dei Wild Rivers. Tutti e quattro assieme riescono ad attraversare diverse forme di stili musicali, staccandosi dagli stereotipi precedenti, come duo classico.
Davon Glover è la parte dolce e melodica della band, la voce femminile, che permette di farti sintonizzare sulle curve melodiche delle 9 tracce. La traccia top rimane MayDay perchè qui Davon è particolarmente presente: all’interno dell’album, la sua voce cavalca una melodia dove la chitarra acustica s’impone e dove, in parte, un po’ di ukulele appare, per ricordare all’ascoltatore che non esiste Indie-Folk senza ukulele.
Risultati alla mano, l’album Wild Rivers è stato rilasciato il 16 aprile in formato digitale, ma ha raggiunto velocemente i 132mila ascolti su Spotify, mentre su Youtube molti dei loro video girano attorno alle 100mila visualizzazioni. Per un debut album, le premesse sono partite molto bene e questi ragazzi di Toronto hanno proprio i numeri dalla loro parte, giusto per concludere con una frase fatta, scontata, banale e triste.
È comunque un debut album di nove tracce: molte di esse sono acerbe perché il gruppo non è ancora completamente collaudato, è troppo presto per un giudizio, ma nel complesso suona molto molto bene.
Federico Trevisani

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
