“Mindtrap” è il primo album sulla lunga distanza (i nostri esistono dal 2013) dei Backlash, band milanese amante degli anni Novanta, con già all’attivo un EP e svariati live fra Italia ed Europa. Fruscio, feedback, rumore di sottofondo, delay e si parte… Third Generation Anthem è la migliore risposta alla domanda se anche nel Belpaese si faccia o meno buona psichedelia. Slow Flow ha un’anima inglese sorretta da un buon riff rock’n’roll, Bright riporta alla mente maestri quali The Brian Jonestown Massacre o i primi Dandy Warhols, anche se bisogna ammettere in versione molto più pulita. Dreams in a Cage ricorda gli Stone Roses e i Charlatans, Another Time e Bounds godono di buona sintonia fra basso e batteria, mentre Breakaway si basa su un riff epico molto Smashing Pumpkins.

A essere sinceri, una volta arrivati alla settima traccia un po’ di monotonia inizia a farsi sentire, ma fortunatamente con gli ultimi quattro brani in scaletta si può finalmente decollare e prendere quindi il volo. Time Being è il pezzo più schizzato del lotto in cui suoni, voci e rumori si sovrappongono a creare un mondo caotico e vagamente malato; la title track, nonché primo singolo, ha un inizio che potrebbe ricordare lontanamente il riff immortale di Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, ma l’atmosfera è molto più pacata. In ogni caso funziona. Knock It Back è rock blues a tratti persino hard (e perché no, quasi stoner), una botta allo stomaco resa desertica dalle trombe del ritornello. Behind a Locked Door chiude il disco con una perfetta ballad Oasis style in pieno periodo “Be Here Now”, melodica e tossica al punto giusto. Sufficienza raggiunta e superata.

Andrea Manenti