In meno di un anno coloro che furono i Garden of Alibis, formazione sabauda dedita all’idioma inglese, si sono trasformati rinascendo sotto il nome Senatore in questo nuovo progetto in lingua italiana e non perdendo tempo nel rientrare in pista registrando questo “Bisogni primari”.
Ebbene: indietronici della penisola gioite!
Testi intelligenti a metà fra un fastidioso snobismo e frasi che hanno un non so che di geniale accompagnati da sonorità sintetiche anglofone faranno la gioia di chi già adora band ultimamente molto alla ribalta quali I Cani o i Thegiornalisti.
I nostri alla lunga forse un po’ stancano, ma sicuramente sono capaci di emozionare in più di un episodio di questo esordio: la title-track è una romantica ballata che si sofferma su aspetti banali ma significativi della nascita e dello sviluppo di una relazione amorosa (l’inizio: “In aula fa un caldo boia, Barbara passa e per simpatia esclama: «Domani vengo in bikini». Io rischio di svenire, ma non per il caldo”; la conclusione: “Ai braccialetti degli ambulanti hai chiesto che ti amassi, fosse per sempre… e mi sa tanto han dato retta proprio a te”), il primo singolo “L’anticiclone del Nord” cita Battiato e gli Alt-J e fa ballare, “Disciplina zen” è bella autoironia (“E ho riscoperto il pop, ma solo dodecafonico e faccio colazione coi pop corn, raccolgo foto degli Stones: mi occorrono”), nella conclusiva “Tipi classici” infine i nostri riscoprono la bellezza di una, appunto, classicità basso/batteria/chitarra.
Da seguire: faranno strada.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
