I Rappresaglia sono i portabandiera del punk milanese da più di tre decenni. Nati come band hardcore nei fatidici anni Ottanta italiani, con il passare del tempo si sono convertiti a una visione del punk figlia diretta del ’77 e soprattutto di band quali Clash e Stiff Little Fingers. A ben quindici anni di distanza dal precedente “Sopravvissuti” la band, che vede in formazione Maurizio Fusano a voce e chitarra, Stefano Traldi al basso, Matteo Covizzi alla chitarra e Marco Cirino alla batteria, torna più carica che mai con tredici nuovi brani in cui alterna il cantato in italiano a quello in inglese, lingua madre del punk.

Si parte con la barricadera Buried Alive per poi lasciar spazio alla forma classica (riff + strofa secca + ritornello melodico) di Neurotik World. Ramonesiane sono I Hate You e No Mames, con tanto di afflato Lookout Records! fra Screeching Weasel e Queers, mentre la scuola Oi! italiana di band come Los Fastidios e Klasse Kriminale è omaggiata in Bootboy Moonstomp (il testo qui è in inglese). For You è pop punk di matrice statunitense, così come Harvest Time e Silicone Gods sono più prettamente british. Lo ska di Wake Up farà la felicità dei fan dei Rancid, Fame Chimica suona invece come se fosse stata scritta da un Joe Strummer nato qui anziché in terra d’Albione.

Il brano più hardcore del lotto, sebbene consapevolmente lontano dalla rabbia e dalla velocità degli immortali classici d’inizio carriera, è Alibi. Oldies Without God, programmatica sin dal titolo, è punk ’77 fino al midollo. In Fossili, infine, i Rappresaglia urlano fieri che a differenza di tanti altri, loro sono ancora qui. Si chiude con la cover di Uncontrollable Urge dei Devo. It’s only punk’n’roll… but we like it!

Andrea Manenti