craft blood moon coverCraft, già chitarrista di Jarvis Cocker con il vero nome Martin Craft, nativo di Canberra e giramondo fra Londra, Berlino, Sidney e la California, giunge al terzo lavoro solista alle soglie dei quarant’anni regalando all’ascoltatore un viaggio introspettivo all’interno della solitudine, la stessa provata dal compositore nel deserto del Mojave, più precisamente nella sacra Joshua Tree, già fantastica reggia di ispirazione per moltissimi artisti (dagli U2 ai Queens of the Stone Age). Polistrumentista, qui dedito particolarmente a pianoforte ed archi, Craft realizza dieci brani che musicalmente ricordano echi di vecchie colonne sonore così come una versione analogica, senza l’utilizzo dell’elettronica, del dream pop.

L’album è intenso e molto emotivo e fra strumentali quali l’iniziale “New Horizons” e “Morphic Fields” raggiunge i suoi apici in tre movimenti: la sentita title track, “Love is the Devil”, unico brano dal vago sapore pop forse grazie all’utilizzo, unico in questo lavoro, della batteria, e la conclusiva “Love is All” che, fra cascate di tasti pianistici e rombi di percussioni, coglie il segno e si poggia sull’anima.

Un lavoro della giusta durata che non stanca, ma ammaglia.

Andrea Manenti