copertinaLa cover litografica da inferno dantesco e un titolo che non lascia spazio a equivoci: “Sangue del tuo sangue” è il terzo lavoro dei Requiem for Paola P., band bergamasca attiva fin dal 2007. Un disco non facile all’ascolto, almeno per chi non è solito del genere: avvicinabili a tratti a un suono hardcore, mancano però della scompostezza tradizionale del genere e dei suoni aperti, soprattutto delle chitarre. Mostrano invece una precisione e una regolarità associabile a una trama musicale più aggressiva, che ricorda molto Il Teatro degli Orrori. Il disco è un pugno nello stomaco, soprattutto nei primi pezzi, dove la vena dolente dei testi ben trasmette l’atmosfera oscura diffusa in tutto l’album. Alternati a brani dove la chitarra e la batteria lasciano macerie (“I rami oltre”), e a una certa influenza dei Ministri (“Un’ora d’armi”), si scoprono pezzi imprevedibili come “Tutti questi piccoli cavalli”, dove le trombe da western aprono alla voce di Andrea Pezzotta, che ricuce l’urlato degli altri brani a un cantato controllato e melodico, quasi da litania. I testi, spesso densi di riflessioni e strabordanti di metafore, non sono immediati, ma su
perato l’ostacolo “poetico” si scoprono ricchi di significati profondi. Anzi, forse proprio in questo susseguirsi di paesaggi letterari carichi di senso, spesso tradotti in dimensioni oniriche, dove ogni parola o gesto sembra nascondere un significato altro (“tirando sassi in uno stagno, nascondevi nel taschino un uragano”), sta l’elemento superlativo del disco. L’aspetto linguistico è uno dei motivi per cui si torna ad ascoltare più volte il disco, che da un punto di vista sonoro è più diretto e d’impatto.
Un disco duro, ma tutto d’un pezzo, che piacerà molto a chi ama lasciarsi graffiare le orecchie per scoperchiare un po’ di strazio, un lato un po’ horror nella vita quotidiana.

Andrea Frangi