PINHDAR è il nuovissimo progetto di Cecilia Miradoli e Max Tarenzi, già fondatori della rock band Nomoredolls e del festival A Night Like This. È un viaggio musicale articolato e maturo tra art rock, new wave ed elettronica per raccontarsi e mettersi ancora alla prova. Come Nomoredolls, Cecilia e Max iniziano il loro percorso producendo il primo ep in UK per poi trovare la loro strada negli USA, dove conquistano pubblico attraverso una serie di tour intensivi della East Coast. Suonano nel tempio del rock di New York, il CBGB’s, ma anche al Knitting Factory, Piano’s, Arlene’s Grocery e, tra New York e Los Angeles, producono il loro album omonimo (“Nomoredolls” – EMI) per poi tornare in Europa con concerti in Inghilterra (Astoria di Londra) e Spagna (Joy Eslava di Madrid). Con A Night Like This Festival (www.anightlikethisfestival.com) diventano organizzatori, ideando e producendo un evento che nasce come appuntamento per appassionati di musica indie internazionale ma che, nelle sue 6 edizioni, si evolve diventando uno dei festival indipendenti di riferimento e una delle 10 location più suggestive in Italia dove ascoltare musica. Abbiamo deciso di fare due chiacchiere con la band per capire meglio il progetto.

Ciao ragazzi, cosa significa Pindhar?
Ci sono due significati: il primo e più evidente, deriva dal nome dell’antico poeta lirico greco Pindaro simbolo di fantasia e viaggi in universi creativi paralleli.Il secondo e’ veramente ‘nascosto’. Pindar è infatti il protagonista di un romanzo che narra la storia immaginaria di un capitano di una nave inglese del ‘500 realmente vissuto. e che perse la sua promessa sposa durante un arrembaggio alla sua nave da parte di pirati turchi Lei fu rapita e condotta nell’harem del sultano cosicché per tutta la sua avventurosa vita, il capitano cercò di ritrovarla riuscendo però solo a sfiorarla dietro le grate delle finestre dell’harem e conservandone un ritratto dentro la cornice di uno specchio. Fu proprio quel particolare, dipinto in un quadro ed esposto in un museo, ad attrarre la curiosità della scrittrice inglese che 5 secoli dopo ne immaginò la storia in un romanzo. Ci è sembrato tutto molto affascinante, abbiamo aggiunto solo la H al nome ed ecco PINHDAR.”

A cosa vi siete ispirati per questo disco? In un epoca di playlist e ascolti mordi e fuggi, secondo voi ha ancora senso nel 2019 un concept album?
Non lo definirei un concept album nel senso di uno sviluppo tematico ma lo e’ invece dal punto di vista musicale perché c’è un unico filo conduttore che si dipana e si rivela brano per brano e che , a nostro avviso, ti porta ad ascoltarlo nel suo svolgimento fino alla fine. E magari a riascoltarlo 🙂

E’ un disco di non facile presa e ricco nella struttura. Come è stato composto, quando e chi avete coinvolto ?

È stato un parto lungo perché lo abbiamo scritto mentre organizzavamo A NIGHT Like This Festival, che letteralmente ci risucchiava l’esistenza. Ma volevamo fortemente mettere in musica il nostro mondo e alla fine ci siamo riusciti Anche la produzione è stata piuttosto sofferta, abbiamo resettato e rifatto tutto da capo più volte prima di raggiungere il risultato finale, quello che veramente ci soddisfaceva . Abbiamo registrato tutto da soli, con la produzione di Max, nel nostro studio di Milano iniziando quasi in segreto e poi facendo ascoltare i progressi a pochissimi amici. Per il mixaggio ci siamo affidati a Chris Brown, fonico londinese con oltre 25 anni di esperienza, 10 dei quali come fonico residente all’Abbey Roads Studio e collaborazioni con gruppi del calibro di Radiohead e Muse.

In brani come Breaking sento l’eco dell’ombra di PJ Harvey sotto un blues dolente sporcato di elettronica à la John Parish. Erano i vostri riferimenti oppure siete partite da altrove?

Il paragone ci onora perché PJ Harvey e John Parish sono artisti che ammiriamo da sempre. Per il nostro disco abbiamo cercato di non riferirci a nessuno in particolare e siamo risaliti alle origini della musica che amiamo: il synth rock e new wave dei primi anni 80 e il trip hop del decennio successivo. Due anime apparentemente lontane ma che secondo noi affiorano in egual misura nelle nostre canzoni.

Dopo Toy avete in cantiere un prossimo video? Ci avete già pensato al concept?

Per il momento no anche perché vogliamo concentrarci sul live

Domanda a bruciapelo: secondo voi la trap è il nuovo punk?
No .E’ un po’ come dire che i PINHDAR sono i nuovi Genesis 🙂 Il parallelismo potrebbe avere senso per chi considera il punk come la musica di chi non sapeva suonare ( discutibile ) al pari della trap dove basta sapere usare un pc ( sebbene alcune produzioni siano tutt’altro che semplici). Se, invece, vuol significare che si tratta di un movimento musicale di rottura con la tradizione, non ci siamo proprio. Il punk è stato un genere di rottura totale con la scena prog ed un certo rock barocco degli anni 70 la trap invece è più un fenomeno figlio di YouTube.

Leggi qui il nostro articolo “La Trap Non è Punk”

A Night Like This Festival è per me uno dei festival più belli d’italia, quali sono i progetti per il futuro di questa kermesse?

A Night Like This Festival “is a state of mind “ non finisce semplicemente si evolverà in qualcosa che speriamo, sarà altrettanto bello visto che chi lo ha creato continuera’ a reinventarlo con la stessa passione e con lo stesso senso estetico .Intanto e’ in arrivo una piccola ma succosa sorpresa già da questa estate , poi per il 2020 se tutto va bene ..ma non possuamo dirvi di più 🙂

Vivete a Milano. Come è cambiata la scena musicale milanese dai tempi dei NoMoreDolls? Esiste un locale o un gruppo di persone che organizzano eventi oggi in cui vi identificate di più?

Quando abbiamo iniziato coi Nomoredolls c’erano pochi gruppi che riuscivano a muoversi da veri indipendenti suonando musica originale : era un periodo in cui andavano forte le Tribute band e i locali anche a Milano facevano suonare più volentieri band di questo tipo piuttosto che aprire agli inediti.Con le dovute eccezioni ovviamente tipo il Rolling Stone o il Rainbow o il primissimo Alcatraz , ma non c’era una gran scelta Anche per questo ci siamo allontanati dall’Italia : era l’epoca di My Space, i social di adesso non esistevano e le band si costruivano le loro fan base in giro per il mondo utilizzando , Reverbnation e Bands in Town. Siamo stati un po’ pionieri all’epoca, perché eravamo tra i primi e rari gruppi italiani ad andare in tour negli Usa da indipendenti, dopo aver mandato il cd alle radio e ai magazine, ci siamo ritrovati a suonare in veri templi del rock come il CBGB’S o il Knitting Factory e ad avere migliaia di fan americani e inglesi solo con i passaparola. In una seconda fase, alla fine della nostra esperienza coi Nomoredolls, tornati in Italia abbiamo scoperto una Milano che stava cambiando , una quantità di nuovi locali che davano spazio alla ricerca e un panorama indie molto interessante a tutti i livelli , dal localino sui Navigli che faceva suonare nuove proposte al Circolo con programmazione internazionale indipendente .Il nostro festival voleva essere rappresentativo di questo panorama ma per poterlo creare abbiamo dovuto rinunciare a suonare per un po’, sia per staccarci dalla nostra storia , sia per approfondire tutte queste novità.
Il circolo Magnolia e’ un bell’esempio di programmazione di eventi di qualità che non a caso sfocia in un festival estivo simile ad A Night Like This ma ci sono altre realtà tipo il Biko o appunto l’ Ohibo’ dove presto suoneremo dove si sente l’ottimo lavoro fatto dalle persone che ne organizzano il cartellone .

Suonerete presto all’Ohibò come vi presenterete live, cosa ci dovremmo aspettare?
Siamo un duo quindi oltre alle chitarre di Max e alla mia voce, per riprodurre le sonorità del disco suonato interamente da noi, dovremo utilizzare qualche backing track ( più che altro per la batteria elettronica e qualche synth) e ci accompagneremo con dei visual fatti da un collettivo di giovani registi guidati da Samuele Romano il regista del video di Toy. Una regia diversa per brano.