Alberto Bianco, in arte Bianco, è uno dei cantautori italiani odierni che più ci appassiona. Libero dalle mode del momento e reduce da un tour trionfale in cui ha affiancato Niccolò Fabi, Bianco è uno dei pochi artisti capace di una scrittura innovativa pur proseguendo nel solco della tradizione. Il 19 gennaio scorso è uscito il suo quarto album, intitolato semplicemente “Quattro” (qui la nostra recensione), per l’etichetta INRI di Torino, la sua città. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui sul significato dei suoi nuovi brani, la realizzazione del disco e tanto altro.

 

A cura di Paolo Ferrari

Bentornato Alberto! A tre anni dal tuo precedente lavoro, “Guardare per aria”, e dopo l’esperienza sui palchi di tutta Italia con Niccolò Fabi, ti ritroviamo nei panni del cantautore con questo tuo quarto disco, “Quattro” appunto. Perché un semplice numero per il titolo di un album così ambizioso, importante e “complesso” come questo? È un modo per lasciare all’ascoltatore l’interpretazione dei suoi contenuti?

“Quattro” è un titolo semplice, che non dà troppi indizi all’ascoltatore e che gli fa capire, spero, che quello che conta è l’anima del disco e non il suo nome o il suo contenitore. Poi a dirla tutta per me ha vari significati ma ve lo racconto ai concerti…

Mi incuriosisce molto la fotografia in copertina, realizzata da Giorgia Mannavola. Ci sei tu, ad occhi chiusi, mentre ti fai fare uno shampoo. Ha un significato metaforico o è semplicemente un’immagine che ti piace?

L’idea della fotografia è nata prima delle canzoni. Diciamo che potrebbe quasi rappresentare un concept che è quello di far provare all’ascoltare grande goduria, la stessa che si prova dal parrucchiere nel momento dello shampoo. Ovviamente Giorgia ha capito immediatamente l’immaginario e quindi ha sviluppato l’idea trovando una location molto vicina al mood del disco (il 16PincoPallo di Torino) e cogliendo col suo scatto la faccia di quello che sta godendo.

In Felice, il brano che ha anticipato l’uscita del disco, dichiari di «giocare a fare il grande». Un’ammissione che si riempie di pentimento nel momento in cui ti rendi conto che da grande non puoi più giocare, non puoi più «piangere senza sentirti solo». Un concetto che sembri esprimere anche in 30 40 50. La crescita, dunque, ha più a che fare con la maturità o con il coraggio? Quanta paura dobbiamo avere per chiederci, da grandi, se siamo felici?

Questo lavoro, molto simile a un gioco, ti porta spesso a vivere come un ragazzino nel paese dei balocchi, e quindi è giusto ogni tanto fermarsi e far finta, almeno, di essere grandi e comportarsi da persone responsabili. Da grandi, ovviamente, si perde la possibilità di giocare come bambini, o comunque quella non è più l’attività principale. Crescere richiede grande coraggio, perché credo che la maturità sia data dall’esperienza. In un’era così scomoda per chi vuole crescere, e vuole distinguersi, il coraggio di essere autentici resta l’unica arma.

L’idea della crescita, del peso delle responsabilità, torna anche in Padre. Il rapporto con la famiglia e le memorie di bambino (in Drago, da “Guardare per aria”, descrivevi un ricordo con tuo nonno) sembrano essere temi a te molto cari. Quanto ha contato la famiglia nel tuo percorso artistico?

La famiglia, intesa come squadra di persone che remano nella stessa direzione, conta tantissimo. Io e mio fratello siamo sempre stati supportati in tutto quello che abbiamo fatto nella vita e i nostri genitori ci hanno permesso anche di prendere grandi nasate. La mia educazione è il terreno su cui ho costruito ogni rapporto umano e di conseguenza ogni storia che ho raccontato finora. In Padre parlo di come ho visto cambiare due miei amici nel momento in cui sono diventati genitori. Le rinunce e le gioie che un avvenimento del genere comportano. I corpi che cambiano, gli occhi diventano più profondi, le consapevolezze si ribaltano e diventano finalmente reali.

Ho letto nei credits che hai scritto la maggior parte delle canzoni a Ortigia (Siracusa), un luogo meraviglioso che certamente è motivo di grande ispirazione. In Filastrocca sui tetti di Ortigia (che ho collegato molto alla tua vecchia Le stelle di giorno per il suo incedere in levare), questa ispirazione è esplicita. Quanto ha influito Ortigia nel resto del disco?

Filastrocca anche io la associo a Le stelle di giorno dal momento in cui l’ho scritta, proprio ad Ortigia. Avevo voglia di scrivere un’altra canzone con quel linguaggio lì, quello che userebbe un maestro d’asilo con i suoi piccoli adepti. Ortigia ha una ricchezza di colori e profumi che influenzerebbero chiunque, non ho fatto altro che guardarla per dieci giorni e accettare passivamente quello che aveva da darmi. Non mi sono mai sentito così a casa come in quei giorni a Ortigia, sembrava che ci conoscessimo da anni e non sai che goduria camminare a caso salutando tutti ricevendo risposta. Un sogno.

Una delle mie canzoni preferite del tuo nuovo disco è Tutti gli uomini, un brano carico di funk e di soul, che spicca in una tracklist più improntata alla tradizione. L’intero album è comunque molto “suonato”, gli arrangiamenti sono curatissimi e mai scontati. Mi racconti come sono “cresciute” le tue canzoni in studio? In una scala da uno a dieci, quanto è importante per te il testo e quanto la musica?

Vanno di pari passo, devo dire. Non ho mai dato priorità ad uno dei due elementi. In Tutti gli uomini per esempio siamo partiti dal groove, frutto della passione sfrenata per Anderson Paak, e poi è arrivato il testo scritto con il supporto di Niccolò. Il disco è molto suonato perché volevamo allontanarci dalla tendenza moderna italiana di produrre musica al computer e la scelta del produttore artistico è stata fatta proprio su questa base. Marco Benz Gentile ci sembrava la persona giusta per gestire dei musicisti e degli strumenti acustici. Lui e il fonico Simone Squillario hanno impostato il lavoro alla vecchia, basso e batteria sempre insieme, zero editing sulla sezione ritmica, alcuni pezzi totalmente registrati in presa diretta. Ovviamente i Metteo Giai, Filippo Cornaglia e Damir Nefat, i musicisti che hanno suonato, sono stati all’altezza di una scelta del genere che altrimenti non avremmo potuto neanche immaginarci. Quando hai dei musicisti così e un produttore capace a dirigerli sarebbe da pazzi fare le cose al computer.

La cosa che ho sempre apprezzato maggiormente di te è la genuinità dei tuoi lavori. Il tuo essere (passami il termine) “fuori moda” rispetto ai nuovi cantautori italiani, ti rende autentico e mai costruito. Un’accusa che invece, soprattutto negli ultimi tempi, viene rivolta a un’artista a te molto legata: Levante. Cosa ne pensi?

Levante ha preso una decisione molto netta ed è quella di entrare nei grandi nomi del pop italiano. In questo momento i produttori che lavorano il pop e chi parla di pop ha delle regole e non lascia troppo spazio alla sperimentazione. Lei a differenza di tanti altri ha un’autenticità molto forte dal punto di vista dei testi e della voce. Questo, secondo me la renderà sempre interessante e mai banale. Sono sicuro che per i prossimi lavori sceglierà un produttore capace di portarla ad un livello musicale più elevato e più ricercato pur mantenendo la sua attitudine pop. Io ho prodotto i suoi primi due album, molto fortunati, in modo molto istintivo facendo una marea di errori, era giusto per lei guardare altrove.

Chiudiamo con la domanda di rito su Niccolò Fabi. In alcuni dei tuoi nuovi brani (In un attimo, per esempio) ho avvertito la sua influenza, un’eredità importante. Per una volta, però, voglio capovolgere la domanda: cosa ha dato Bianco a Niccolò Fabi?

Ahahah bella domanda. Ovviamente sarebbbe più facile chiederlo a lui però posso dirti di avergli dato, insieme ai ragazzi della mia band, parecchio entusiasmo e anche la consapevolezza che può insegnare tanto a musicisti meno esperti di lui. Ci siamo divertiti un sacco in questi due anni quindi anche un bel po’ di sorrisi.

 

Le prossime date del tour:

28/02 Salumeria della Musica @ Milano – opening: Margherito
03/03 Capanno Black out @ Prato
09/03 Hiroshima Mon Amour @ Torino – opening: Simone Carta + Roncea
10/03 Latteria Molloy @ Brescia – Ronzinante Festival
07/04 Casa delle Arti @ Conversano – Bari