In Italia per il tour di “Didn’t He Ramble”, suo secondo album solista prodotto da Thomas Bartlett (Sufjan Stevens, The National), Glen Hansard ritorna al Carroponte, prima delle cinque tappe italiane di quest’estate.

Per parlare di cosa è successo ieri nella cornice di Sesto San Giovanni, non si può che ritornare al 2013, quando il concerto era iniziato sul palco laterale per poi spostarsi su quello principale per un bis più intimo. Fedele alla sua anima da busker e improvvisatore (inizia a suonare per le strade di Dublino a 13 anni), Hansard e gruppo sembrano averci preso gusto e anche ieri non hanno smentito la tradizione facendo su e giù dagli stage con la security costretta a fare gli straordinari.

Iniziato il concerto, ci si rende conto fin da subito di aver appena incontrato un uomo gentile, che sa toccare le corde giuste e far emozionare non solo con le canzoni, ma anche con le sue storie. Racconta di aver visto la sera prima “Ladri di biciclette” e della sua passione da ragazzo di quando i suoi amici gli portavano le loro biciclette per farsele riparare. E di quando questi amici sono diventati i The Frames, suo primo gruppo prima dei The Swell Season.

Sul palco con una formazione di archi e fiati, Hansard ripercorre l’ultimo lavoro e con un continuo rincorrersi di dediche speciali e divertenti -“My little ruin” ai tifosi spagnoli ad esempio – incanta, commuove e diverte, anche grazie ai testi dell’ultimo disco, sicuramente tra i più delicati, dove si percepisce l’influenza di collaboratori quali Sam Beam (Iron and Wine) e Sam Amidon.
La prima parte del concerto tiene tutti in punta di piedi. Fanno a tratti capolino dei brani più blues come “Way back in the way back when” o delle corse sui ritmi folk-irlandesi, impreziositi dalla tromba del suo compagno di band Ronan Dooney e allegri racconti incastonati durante i cambi di chitarra.
Tutto da copione, sempre se di copione si può parlare per un tipo come Glen Hansard. Commovente l’interpretazione di Wedding Ring, dove Glen si mette da parte dopo la prima strofa e lascia il palco a Curtis Fowlkes, che ruba la scena con la sua voce calda e profonda, per poi concludere con un solo di trombone che porta una ventata di jazz al concerto.

Nel bis da una parte non fa mancare al pubblico i suoi brani più celebri (Falling Slowly, Her Mercy) e dall’altra si diverte a cantare “I will survive” di Gloria Gaynor e “I believe I can fly” (sì, proprio quella di R Kelly che fa anche comparsa in Space Jam) che però non riesce a terminare perdendosi tra le risate sue e del pubblico divertito.

Ma non finisce qui: Glen e compagni escono dai camerini dopo pochi secondi e ci si ritrova gomito a gomito insieme a loro a cantare “Passing through” pezzo folk reso popolare da Leonard Cohen. Sempre cantando ci si dirige tutti insieme come una allegra combriccola verso il palco principale per intonare “The Auld Triangle”. Come se fossimo tra amici davanti a una pinta di birra scura e in un angolo un amico dai capelli ricci e rossi ci dà una pacca sulla spalla prima di tornare a casa, e farci sentire sempre più grati di averlo ascoltato, incontrato.

SETLIST
You Will Become
Winning Streak
My Little Ruin
When Your Mind’s Made Up
Bird of Sorrow
Return
Astral Weeks
Talking With the Wolves
Come Away to the Water
Paying My Way
McCormack’s Wall
Lowly Deserter
Way Back in the Way Back When
Didn’t He Ramble
Wedding Ring
This Gift

Bis:
I Believe I can Fly/I will survive
Say It to Me Now
Falling Slowly
Fitzcarraldo
Baby Don’t You Do It
Her Mercy

Secondo bis:
Passing Through
The Auld Triangle

Prossime date:
29 Giugno Ferrara, Cortile Estense
4 Luglio 2016, Sestri Levante [provate a vincere qui due biglietti]
5 Luglio 2016; Sesto al Reghena (PN), Sesto ‘Nplugged
6 Luglio 2016 Roma, Postpay Rock

Andrea Frangi

Photo Credits: Elisabeth Petrone