Se setlist.fm non ha buchi di dati, l’ultima volta che i Cracker hanno suonato in Italia è stata al Rolling Stone di Milano il 5 dicembre del 1994. Qualcuno c’era? Io no e per questo mi è sembrata un’ottima idea raggiungere Madrid per gustarmeli live per la prima volta.
La data è sold out (sold out anche la data di qualche giorno prima nello stesso locale e quasi tutti gli altri concerti del tour Spagnolo). Il lavoro del promoter locale, Heart Of Gold, è sempre ottimo, continuano a portare nella penisola Iberica band Statunitensi non più così conosciute come negli anni ’80 e ’90 e riescono a riempire tour di 10 date solo in Spagna. Concerti che da noi probabilmente farebbero meno di 100 paganti.

La Sala El Sol è un tempio della musica locale, 45 anni nel business, un locale piccolo e accogliente che si sviluppa ad L con il palco nell’angolo. Il pubblico è soprattutto di ultracinquantenni, quasi nessuno è da solo ma quasi tutti con amici, in Spagna ai concerti CI SI VA, sempre e comunque, anche se sei quasi nonno.
Precisissimo alle 20.15 sale sul palco Tim Easton, il classico singer songwriter con centinaia di storie da raccontare, parla un po’ spagnolo, ha vissuto in USA, Giappone, Spagna, ha fatto uscire una caterva di dischi, racconta che il primo tour con i Cracker lo ha fatto nel 1997. Alla chitarra è molto abile, spazia dal blues, al bluegrass, al pezzo più intimo e suona anche l’armonica. Da approfondire. Il pubblico apprezza.

Alle 21 si muove la tenda del backstage ed entra David Lowery (scopro oggi che si pronuncia LAwery) e da solo in acustico esegue “Plaza Del Toros” dal suo disco solista “In The Shadow Of The Bull“. Ha vissuto da piccolo negli anni ’60 a Siviglia al seguito della carriera da militare del padre e questo pezzo racconta dei suoi ricordi di quei giorni.
Subito dopo entra la band, attaccano con Dr. Bernice dal primo disco omonimo del 1992 e settano subito altissima la barra del concerto. David Lowery è tutto defilato sulla destra a suonare la sua chitarra acustica o elettrica e a dirigere attacchi e chiusure dei pezzi. Dall’altra parte del palco c’è il fido Johnny Hickman alla chitarra solist(ic)a, l’altra anima della band, che rispetto al defilato David ricopre più il ruolo di crowd pleaser, si avvicina al pubblico durante gli assoli, sorride incitando chi canta i ritornelli, si muove verso il centro del palco ad interagire con gli altri musicisti. Accanto a lui si staglia Bryan Howard, solido bassista preciso e mai invadente al suo Rickenbacker 4001 nero. Alla batteria c’è Carlton Owens detto El tractor (il trattore), non particolarmente bello da vedere nell’esecuzione ma efficacissimo e sempre pronto a partire con il prossimo pezzo e a tenere d’occhio David Lowery per attacchi o finali. Tra Bryan e David c’è Anne Harris, violinista per la prima volta in tour con la band che porta un’energia completamente diversa rispetto ai 4 simpatici anzianotti, balla, sculetta, si gode i momenti in cui non suona, il contrasto con il resto della band nettamente più statica è bello da vedere e dagli sguardi degli altri musicisti è chiaro che sono tutti felici di averla on stage con la sua energia.

La scaletta è praticamente un greatest hits, ben 5 pezzi dal primo disco e trovano spazio anche i Camper Van Beethoven, con la mitologica Take The Skinheads Bowling (ancora oggi David Lowery si chiede come abbia fatto a diventare una hit con il suo testo non-sense), una cover di Pictures of Matchstick Men degli Status Quo, sempre nel repertorio dei Camper Van Beethoven, Loser dei Grateful Dead (presente in Kerosene Hat del 1993) e You Ain’t Going Nowhere di Bob Dylan resa celebre dai Byrds e cantata stasera dal bassista Bryan dalla bella voce baritonale.
Anche Ann ha il suo spazio ed esegue un pezzo per voce e violino di nome Sparrows.

Highlight del concerto sono state Another Song About The Rain cantata da Johnny Hickman che ha messo malinconia a tutti con un bel paio di assoli azzeccatissimi che sapevano di pioggia e il ritorno sul palco di David da solo per i bis con Big Dipper, altro pezzo da atmosfera con il pubblico completamente in silenzio.

Dopo One Fine Day il concerto si chiude con Club Med Sucks, sempre dei Camper Van Beethoven, pezzo punk e tirato.
Il pubblico è contento, quasi due ore di concerto di una band epocale a 2 metri di distanza a meno di 28 euro prevendita compresa. Sarebbe bellissimo avere queste serate anche da noi.

Scaletta:
Plaza de Toros (David Lowery solo)
Dr. Bernice
St. Cajetan
Teen Angst (What the World Needs Now)
Sweet Potato
Wedding Day
Euro-Trash Girl
Pictures of Matchstick Men
Take the Skinheads Bowling
California Country Boy
Happy Birthday to Me
Low
Loser
Sparrows
You Ain’t Goin’ Nowhere
Another Song About the Rain

Encore:
Big Dipper (David Lowery solo)
One Fine Day
Club Med Sucks

Report e Foto a cura di Francesco Posa

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