Hanno sicuramente preferito la preparazione di un’aspettativa, i Fontaines D.C., che la ricerca di un qualche stupore. Perché l’attesa di questo “Dogrel” era tanta, ma anticipata da ben cinque pezzi diffusi in precedenza con intelligente cadenza.

Non hanno inventato niente, i Fontaines D.C.: l’armamentario e le strutture soniche pagano tributo a decenni e decenni di punk, post-punk, e alt rock: ma gli irlandesi, intelligenti come detto, non intendono persuadere, bensì distrarre, commuovere e perché no, emozionare.

Il loro filastroccare (da qui il titolo “Dogrel”) è quello da popolino della provincia, per quanto Dublino sia capitale, britannica: quella cresciuta per strada a vento in faccia, umido nelle ossa, con un’infanzia modesta, ma con rabbiosa voglia di emergere (“My childhood was small, but I’m gonna be big”, ripete quasi meccanico il frontman Grian Chatten in Big).

Sanno colpire di sciabola o di fioretto, i dubliners: le trame da manifesto post-punk e nebbiose di Too Real sono traccianti dal mondo Joy Division/Mark E. Smith, confermate con la profondità di Television Screen, l’agitazione e l’allarme di cui Hurricane Laughter si fa portatrice con i suoi fendenti, le venature scure date dalle linee di basso, dalle chitarre abrasive e dalla batteria quasi militaresca di The Lotts e Chequeless Reckless.

Di converso, Roy’s Tune è una malinconica ballad elettrificata ma dal respiro puro e pieno, Liberty Belle è immediata con la sua carica magnetica e trasportante, così come Boys in the Better Land con la sua intro acustica e il suo piglio pulsante e contagioso, fino alla chiusura in pieno stile The Pogues con i saluti alla città dati da Dublin City Sky.

Tra Shame, Idles, Sleaford Mods e compagnia bella, il punk britannico sta trovando i suoi nuovi portabandiera: allora ecco che i più melodici, meno graffianti, ma altrettanto energetici Fontaines D.C., oltre che a rappresentare uno degli esordi più interessanti dell’anno, hanno quella marcia in più, quello stile e quell’autenticità narrativa che potrebbero davvero farli diventare una delle nostre/vostre band preferite.

Anban