13903275_1798596737042620_5642612631674641313_nOrfani dei favolosi anni Novanta, gioite. Alla loro seconda prova discografica, gli Elk da Vigevano sanno infatti come conquistare l’ascoltatore più raffinato trasportandolo all’interno delle sonorità prettamente alternative rock statunitensi, di quello che a tutti gli effetti è stato il decennio d’oro del genere. Quadri dispari, melodie cristalline, perfetti giochi armonici fra chitarra, basso e piano. Amore per i Pavement ed i Sonic Youth più riflessivi, mescolato alla voce profonda e a tratti a tinte scure del cantante Dario Solini. Sorta di concept su un’invasione aliena forse in atto, forse già compiuta, forse che avverrà in un prossimo futuro, “Ultrafun Sword”, all’interno delle otto tracce di cui è composto, gode anche dell’aiuto di due ospiti di eccezione: Edda e la sua inconfondibile voce nella title track ed il più giovane Giovanni Truppi al piano in conclusione d’opera.

Ad “M. Dugall” e alla sua introspettiva atmosfera il compito di aprire le danze, la già citata “Ultrafun Sword” poggia su una possente base melodica di basso lasciando le chitarre in sottofondo a ricamare giochi di suono, “The Thaw” alza i ritmi grazie anche all’avvincente riff iniziale distorto, “Boulder” è una marcetta d’intramezzo con un che di più rumoristico rispetto al resto delle tracce proposte, “Bishop” rimette in moto il viaggio, il quale viene quasi subito rispezzato dalla riflessione elettronica della successiva “Tu Fi Pi”. “The Speech” dilata la tensione accumulatasi ed apre al finale buio, ma speranzoso di “What’s Below”. Un ritorno al miglior futuro possibile di un ventennio fa.

Andrea Manenti