Brescia, 9 novembre 2018

La Latteria Molloy, storico locale bresciano, l’ha rifatto. Un altro grande evento per ogni amante del rock italiano, anzi due grandi eventi. La prima uscita ufficiale dell’ex leader de Il Pan del Diavolo e l’ultima data per quella mitologica creatura nota ai più come Dunk.

Ma andiamo con calma.

Alle 22.20 sul palco si materializza Pietro Alessandro Alosi, ben carico con la sua voce roca, l’immancabile chitarra acustica e un tamburello ben legato allo stivale, in compagnia del chitarrista elettrico Luchino e del tastierista Filippo, due ottimi musicisti dediti a ricamare le armonie del rocker siciliano. Musicalmente siamo dalle parti di un ottimo folk western di marca acustica, anche se c’è da dire che all’album di prossima uscita hanno collaborato anche un batterista e un bassista.

Il live scorre piacevolmente per una quarantina di minuti regalando ben sette brani inediti e l’ormai storico cavallo di battaglia de Il Pan del Diavolo Folkrockaboom. Alcuni titoli delle nuove composizioni sono stati svelati durante la serata: La mia vita in tre accordi, Hotel, Comete, Sono solo e sono vivo e la conclusiva e più poppeggiante 1985. Un ottimo esordio, da risentire però con la band al gran completo.

Venti minuti di cambio palco e fa la sua comparsa il miglior supergruppo italiano degli ultimi anni: i fratelli Giuradei, Luca Ferrari dei Verdena, Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi e, come nelle ultime date, Riccardo Tesio dei Marlene Kuntz. La formazione è ormai rodatissima e gira a mille. Mai tanta potenza e precisione fu sentita fra le quattro mura della Latteria Molloy. Un’ora di set, un’ora di fibrillazione cardiaca. Ferrari è un metronomo devastante, Pipitone un satiro impazzito, Ettore Giuradei il menestrello direttore d’orchestra, il fratello Marco il ricamatore di melodie prog.

Tesio si è unito alla band recentemente, ma sembra averne fatto parte da sempre: preciso, rumorista, avvolgente. Scorre tutto l’album, da Intro alla penetrante Mila, dal rock’n’roll di Amore un’altra alla furia di Stradina all’inno Noi non siamo. C’è anche spazio per una cover di Subterranean Homesick Alien dei Radiohead, trasformata in un missile rombante, per i due brani dell’EP con Tesio Capitale e L’originale e per una versione assassina e paranoica di Intermezzo.

Una gioia per le orecchie. Ci mancheranno i Dunk, senz’ombra di dubbio una delle migliori realtà nate in Italia in questo terzo millennio.

La scaletta dei Dunk: Intro / Avevo voglia / Mila / È altro / Spino / Ballata 1 / Amore un’altra / Stradina / Ballata 2 / Subterranean Homesick Alien (Radiohead cover) / Noi non siamo / Capitale / Intermezzo / L’originale

Andrea Manenti