Milano, 29 gennaio 2026

Siamo stati alla data inaugurale del tour di presentazione di “Trovarsi soli all’improvviso” (42 Records), il nuovo album di Marco Giudici. Il musicista milanese ha deciso di partire con un concerto casalingo nella pienissima sala di Palestra Visconti all’Arci Bellezza, accompagnato da Adele Altro, Luca Sguera e Alessandro Cau.

In apertura, la cantautrice Dacota prepara il terreno emozionale per l’ascolto con una proposta di brani affilati: testi dritti, una buona varietà di arrangiamenti e una voce da seguire con attenzione. Il suo prossimo EP sarà prodotto proprio da Marco Giudici.

Dopo di lei tocca al quartetto, che sale sul palco e attacca con le prime due tracce del nuovo album, Abitudini di vita e Un bivio sicuro. C’è subito grande intimità, il canto di Adele che si sovrappone a quello di Marco, la toccante messa in scena di due percorsi musicali che si nutrono e fondono da anni.

La band si produce anche in una manciata di pezzi del primo “Stupide cose di enorme importanza”. Con un interessante lavoro di riarrangiamento, Marco conduce alla chitarra, mentre le melodie delle tastiere brillano di una nuova luce sulle dita di Luca Sguera, che interpreta ogni brano con elegante trasporto.

Giudici si stacca dalla chitarra una sola volta per suonare in solitaria Forse è un grazie. Poi insieme alla band conduce il concerto verso il crescendo finale. Davanti al lungo applauso e alle richieste di bis impiega pochissimo tempo per tornare sul palco. “Ci sono altre canzoni ma non mi va di suonarle stasera”. Così dopo aver provato un paio di accordi, Marco ci suona due brani inediti che non ha ancora terminato di scrivere.

Un momento di grande sensibilità e, per gli ascoltatori, una grande opportunità: quella di entrare nella stanza di un cantautore quando lì dentro ci sono ancora solo lui, le sue parole e la musica che sta inseguendo. Nella sua voce che si rompe in un acuto e nelle mani che si interrompono incerte sulla chitarra, c’è l’ultimo attimo di autenticità della serata.

Forse è proprio questo l’ingrediente così essenziale e attraente della sua musica, un’autenticità diffusa e disarmante che si impossessa del tuo ascolto con intrecci armoniosi e folate di nudità.

Mattia Sofo

 

 

Foto: Mariapia Albanese