
Classico e nuovo, tradizionale e tecnologico. Gli estremi si ritrovano uniti nell’opera dell’artista statunitense di origine coreana Michelle Chongmi Zauner, in arte Japanese Breakfast. Se infatti in certi istanti ci si ritrova cullati dal sapore di una conosciuta colazione in quel di Philadelphia (città da cui proviene Zauner), dall’altro lato si viene travolti dalle atmosfere digitali di una Seoul futuristica.
Japanese Breakfast, qui al quarto album a quattro anni di distanza dal fortunato predecessore “Jubilee”, fa parte di quella generazione di folk-rocker-pop singer al femminile che ha avuto il suo apice con il progetto Boygenius del trio sacro Phoebe Bridgers-Julien Baker-Lucy Dacus, vincitore addirittura di un grammy un biennio fa e vero e proprio fenomeno sociale negli States.
Zauner ripercorre quello stesso indie-pop in queste dieci tracce di pregevolissima fattura. Si inizia con le irresistibili ballad Here Is Someone e Orlando in Love, si continua poi con il brano più grezzo del lotto Honey Water, avanzando si incontra il folk acustico di Little Girl e Leda, affascinante il duetto con nientepopodimeno che Jeff Bridges (sì, proprio il Drugo del Grande Lebowski!) in Men in Bars, consolante il finale rilassato con Magic Mountain.
Andrea Manenti

Mi racconto in una frase: insegno, imparo, ascolto, suono
I miei 3 locali preferiti per ascoltare musica: feste estive (per chiunque), Latteria Molloy (per le realtà medio-piccole), Fabrique (per le realtà medio-grosse)
Il primo disco che ho comprato: Genesis “…Calling All Stations…” (in verità me l’ero fatto regalare innamorato della canzone “Congo”, avevo dieci anni)
Il primo disco che avrei voluto comprare: The Clash “London Calling” (se non erro i Clash arrivarono ad inizio superiori…)
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso: adoro Batman
