Dopo quasi 40 anni di carriera, i Tuxedomoon sono ancora vivi e vegeti: già questo per un musicista nel 2016 non è poco. Inoltre, se la passano anche bene dato che hanno pubblicato due album per niente male nel giro di questi ultimi tre anni e ora sono impegnati a suonare il loro capolavoro “Half Mute” in giro per tutta Europa. Nel corso di questo tour, lo scorso 29 novembre all’Arci Ohibò, hanno calcato per la seconda volta in pochi mesi i palchi di Milano.

Gli spettatori che li aspettavano sotto il palco era moltissimi e di tutte le età: dagli ormai canuti fan della prima ora a chi probabilmente ha l’età dei loro figli e li ha solo recentemente scoperti. Il terzetto storico Reininger-Brown-Principle era al completo, con l’aggiunta di Luc Van Lieshout alla tromba e flicorno e di David Haneke a sostituire il recentemente scomparso Bruce Geduldig ai visual.

Fin da subito ci hanno catturato nella loro spirale di suoni notturni e umidi: le note dissonanti e magiche del sassofono di Peter Principle si infrangevano contro il deelay e si intrecciavano alle tromba di Van Lieshout; mentre le pulsazioni del basso di Brown tenevano in piedi il ritmo e Blaine L. Reinger ci regalava suoni indefinibili e indefiniti provenienti dalla sua chitarra.
Nonostante non lasciassero spazio a un briciolo di improvvisazione e si trattasse di pezzi oramai risalenti a quattro decenni fa, non vi è stato nulla di stantio e datato. La musica di quel disco è ancora materia viva e, anzi, con il tempo ha acquistato maggiore fascino. Infatti, le voci sono sì invecchiate, ma si sono fatte anche più calde e affascinanti e la band non ha sbagliato un colpo.

Difficile dire quale siano stati i momenti migliori, ma la furia violinistica di “Tritone” e la paranoia di “59 to 1” sono sicuramente tra questi. L’unica vera pecca sono stati i visual: poco più che un accessorio o un soprammobile, ma probabilmente bisogna aspettare che David Haneke si integri maggiormente col discorso della band e la smetta di propinare i soliti frammenti di midnight movies.

Finito “Half Mute”, hanno suonato alcuni pezzi dai loro dischi successivi. Degna di particolare nota l’ottima esecuzione di “East/Jinx”, mentre veramente un colpo basso la versione di “This Beast”: una “tamarrata” in breakbeat industrial-rock che neanche i Nine Inch Nails o Foetus negli anni novanta. Fortunatamente si sono ripresi col pezzo successivo. Nei bis sono anche riusciti a deliziarci con una versione improvvisata di “Blue Velvet” di Bobby Vinton suonata in risposta a qualcuno del pubblico che gli ha chiesto di suonare qualcosa dal loro ultimo album (chiamato per l’appunto “Blue Velvet”).

Quando la band, al termine del concerto, ha lasciato il palco, i vapori caldi e fumanti esalati dalla loro musica ci avvolgevano ancora e ci hanno seguito all’uscita dell’Arci, in macchina e fino a casa, quando finalmente abbiamo messo “Half Mute” sul piatto per ritrovare la magia di qualche ora prima.

Paolo Milianello

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