Se siete donne con poca autostima, il concerto di Lisa Hannigan non vi aiuterà a sentirvi meglio. O meglio vi aiuterà, perché l’esperienza di sentire lei e la sua band per un’ora e venti minuti non potrà che sollevare le vostre membra terrene ed elevarle in uno stato di grazia e felicità, che pochi live riescono a trasmettere. Dall’altra parte doversi confrontare con cotanta delizia vi farà sentire un po’ invidiose. Lo dico con cognizione di causa, perché sabato 22 aprile la cantautrice irlandese, dopo il passaggio invernale al Fabrique lo scorso 30 ottobre, ha deciso di allietare nuovamente il pubblico milanese con un live in Santeria Social Club.

Un evento che per fortuna in molti hanno colto, e la sala piena è stata la dimostrazione che la bella musica riempie non solo i cuori. Il concerto inizia puntale, cosa rara e abbastanza piacevole, ma chiamarlo concerto sembra quasi riduttivo, perché non capita spesso di trovare una sala attenta e silenziosa, a volte quasi timorosa nell’applaudire, per paura di interrompere la magia che Lisa porta sul palco. Infatti, con mia grande sorpresa anche militando nelle retrovie, la godibilità del live non ne ha risentito nemmeno un po’.

Lei, dal canto suo, avvolta in un bel vestito verde carico di romanticismo e da una chioma fluente e dai riflessi rossi, che tradiscono le sue origini, ha imbracciato di volta in volta chitarra, ukulele e mandolino, capite perché un po’ bisogna odiarla, per prendere il nostro cuore e avvolgerlo in una calda e morbida coperta. Fosse solo il vestito…
Il suo timbro così sensuale, profondo ma limpido, capace di grandi virtuosismi e, ha stregato tutti grazie anche a una setlist varia e ben studiata. In cui si sono alternati momenti intimistici dove voce e chitarra sono state le protagoniste incontrastate delle nostre orecchie, a momenti vivaci e colorati sostenuti con ritmo e calore dalla band.

C’è stato spazio sia per i brani dell’ultimo lavoro At Swin sia per qualche incursione nei lavori precedenti. Personalmente brani come Snow, Tender, Undertow e Little Bird mi hanno piacevolmente pugnalato il petto, facendomi perdere completamente in un mondo di bellezza. Oltre alle pugnalate, meritano di essere ricordate la vitalità della famosa What’ll I Do e un toccante encore con il brano Anahorish cantato a cappella insieme alle Saint Sister. Duo irlandese di brave ragazze, che propone un mix di armonie vocali e arpa elettro-acustica, alle quali è stata affidata anche l’apertura.

In quest’atmosfera quasi sospesa, ma ricca d’intensità in cui avevamo completamente dimenticato di essere a Milano sulla circonvalla, il concerto volge al termine. Ahimè troppo breve come sempre, senza dubbio avremmo voluto tutti lasciarci ammaliare ancora per un po’, ma poi ci ricordiamo che oltre ad essere brava, bella, carismatica, Lisa dimostra sul palco una grande umiltà e un perfetto ‘grazie’ in italiano, che una nonna italiana le ha insegnato e torniamo fintamente a odiarla per la pienezza che ci ha lasciato. Non fatevi trovare impreparati la prossima volta che passa dalle vostre parti.

Lara Guzzoni