Il miglior film candidato agli Oscar 2017 è svizzero ed è realizzato in stop-motion. Il suo protagonista ha nove anni, è fatto di plastilina e preferisce essere chiamato Zucchina. Chissà se ci sarà anche lui, tra le mani del suo creatore, a sfilare sul red carpet insieme alle stelle di Hollywood, con i suoi occhi giganti che scrutano il mondo impauriti e decisi.
“La mia vita da zucchina” è la storia di Icare, sfortunato bambino che, dopo la scomparsa della madre alcolizzata (e del padre scappato dietro qualche pollastra), con cui viveva le sue tristi e solitarie giornate, troverà una nuova famiglia e la felicità in un orfanotrofio. In un’ora e sei minuti Claude Barras, sulla sceneggiatura essenziale di Céline Sciamma, ci mostra una storia poetica, dove il mondo dei piccoli è raccontato con la dimensione dell’amore e della solidarietà. Senza retoriche, “la mia vita da Zucchina” è l’antitesi di “La La Land” e vive, nell’essenzialità della propria struttura, della preziosa potenza della gentilezza e dell’amore. Tratto dal racconto autobiografico di Gilles Paris “Autobiographie d’une courgette”, è una favola dolorosa, dove i bambini pagano le colpe dei grandi e sono loro i primi a capirne il significato, le fratture e la meraviglia delle relazioni, quando si fondano sull’amore e sul rispetto (i bambini hanno la capacità e devono scegliere quanto meglio per loro, la via della salvezza, per vivere una vita felice). “La mia vita da Zucchina” è un grande e commuovente insegnamento sulla solidarietà, che con il linguaggio dei bambini, tra stupore ed ironia, ci avvicina all’essenziale, alla generosità e al bisogno di un mondo più giusto, con quella forma d’arte e di magia che prende il nome di poesia.
Il Demente Colombo