Siamo tutti fan di Elliott Smith (mi auguro!), e se abbiamo la fortuna di poter ascoltare la sua musica dobbiamo ringraziare anche JJ Gonson, manager del suo primo gruppo, gli Heatmiser, amica e mentore dei suoi inizi da solista e colei che consegnò il primo disco di Elliott, “Roman Candle”, nelle mani della Cavity Search Records.

JJ è però soprattutto una fotografa, una leggenda dell’underground, che vanta collaborazioni con i Nirvana e con la scena punk rock americana. Da qualche mese è uscito uno stupendo cofanetto dell’etichetta Kill Rock Stars che comprende diverse foto selezionate da JJ, per celebrare i 25 anni della release del secondo disco di Elliott Smith.  Siamo riusciti a contattarla per farci raccontare un po’ di cose.

A cura di Carlo Pinchetti

 

Elliott Smith (JJ Gonson)

JJ, nel mondo underground americano sei un mito, tra i tanti progetti che hai realizzato sei riuscita a fotografare i due musicisti più importanti della loro generazione, Kurt Cobain ed Elliott Smith, sei stata la manager degli Heatmiser e hai aiutato Elliott a muovere i primi passi da solista. Ti senti parte della grande storia della musica americana?

Non mi sento parte della storia, però ho avuto la fortuna di poterla documentare e sono molto onorata che alla gente piacciano le mie foto.

Un’edizione ampliata del grande classico di Elliott Smith, che porta il suo nome è appena stata rilasciata, per il 25 ° anniversario. Ci racconti come è nato questo progetto e come hai scelto il materiale che sarebbe finito nel box?

Ci sono voluti due anni di lavoro, è iniziato tutto quando sono stata contattata da Portia di Kill Rock Stars, che mi ha chiesto se avessi qualche foto dell’epoca, in quanto le foto dei primi due album sono mie. La selezione sarebbe potuta andare in parecchie direzioni diverse, ma abbiamo optato per una selezione di ritratti che catturassero la sua natura giocosa e dolce. La maggior parte delle mie foto di Elliott sono proprio così, non conoscevo la persona profondamente oscura che è diventato alla fine della sua vita, e le mie foto risalgono a prima di quel momento. Abbiamo scelto di escludere le foto con gli Heatmiser e dei suoi live.

Elliott Smith (JJ Gonson)

Per noi che non abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo di persona, Elliott è sempre apparso come una persona affettuosa e timida, forse poco interessata a mostrarsi. Spesso, però, questi giudizi vengono smentiti da chi con lui ha avuto un vero rapporto. Com’è stato fotografare Elliott?

Eravamo amici e io ho sempre una macchina tra le mani. Fotografarlo significava semplicemente che era la persona su cui posava la mia macchina fotografica in quel momento, quindi è stato come fotografare chiunque altro cui fossi vicina e con cui stessi trascorrendo del tempo. Probabilmente lo trovava un po’ fastidioso… succede ancora a tanti miei amici!

Hai seguito un percorso di studi particolare o ti sei affidata al tuo istinto per imparare a scattare? E poi, come sei diventata la fotografa della scena underground americana? È stata la fotografia a portarti alla musica o viceversa?

Ho studiato fotografia al liceo e poi anche all’università. Adoro la musica, quindi fotografare i musicisti è stato un modo per sentirmi parte della scena, visto che non sono una musicista. Non credo che la fotografia mi abbia necessariamente condotto verso la musica, o viceversa, certo è che quando ho scoperto che potevo essere pagata per quello che facevo, è stato molto più facile frequentare ancora più concerti.

Le tue foto sono meravigliose perché anche, e soprattutto, quelle in posa non danno l’impressione di trovarsi davanti a una finzione, ma sembrano molto naturali e spontanee. Raccontaci il tuo rapporto con la macchina, come la vivi e come la usi, se hai una tua filosofia e un rapporto privilegiato con una in particolare, o se per te è semplicemente un oggetto utile per portare a compimento la tua arte.

Raramente metto in posa i miei soggetti. Non credo che le foto del cofanetto siano posate, anche se a volte il viso è nella mia direzione, quindi forse non sono nemmeno del tutto sincere. Ho iniziato a studiare fotografia quando ero adolescente e ho intrapreso un percorso piuttosto classico, da un punto di vista tecnico, imparando come esporre, elaborare e stampare correttamente le pellicole, piuttosto che sperimentare.

La foto di copertina di “Elliott Smith” (1995)

Una domanda per i nerd là fuori: quali macchine usi? Dacci alcuni dettagli tecnici per gli appassionati di fotografia!

Non ho mai avuto i soldi per procurarmi attrezzature costose. Ho iniziato a scattare con delle Minolta con obiettivi Vivitar fissi da 50 mm e flash a tiristori montati su hotshot. Il mio lavoro su pellicola è abbastanza morbido, cosa che non potrebbe essere se usassi un vetro Nikon o Canon. Le mie fotocamere a pellicola ora sono Pentax K100. Il più semplice e meno digitale possibile. L’esposimetro non funziona nemmeno. Dopo decenni di esperienza capisco la pellicola, la luce e l’esposizione, e mi piace essere io stessa a prendere le decisioni, non la macchina fotografica.

Quali progetti stai realizzando in questo momento? C’è qualcosa di bello che vuoi anticiparci? (non sarebbe male avere un’edizione speciale dedicata agli Heatmiser…).

Mi piacerebbe mostrare le foto degli Heatmiser. Ce ne sono parecchie, sia dal vivo che posate. Vorrei anche tuffarmi nelle mie foto dei Nirvana, alcune delle quali non sono mai state scansionate. C’è poi una grande quantità di scatti degli spettacoli punk degli anni ’80 che con un buon edit potrebbero costituire un buon libro. Inoltre mi piacerebbe aggiungere un altro paio di foto e pubblicare l’edizione di Elliott Smith che ho appena fatto senza i dischi, ma come libro a sé stante. Mi piacciono i libri. Ancora libri!

Elliott Smith

 

Qui il link al cofanetto che comprende le fotografie di JJ Gonson.