gianluga de rubertis 2020

Per parlare de “La violenza della luce”, terzo lavoro da solista di Gianluca de Rubertis (già fondatore de Il Genio con Alessandra Contini e prima ancora degli Studiodavoli), dobbiamo partire dal presupposto che per apprezzare veramente l’ascolto è necessario togliere dalla mente tutto ciò che l’artista ha fatto precedentemente. Una lavagna completamente bianca sulla quale riuscire a “scrivere” nuove emozioni e nuove riflessioni, perché l’album ha bisogno di essere compreso e di poter lasciare qualcosa, con la sua forza espressiva, senza essere paragonato con ciò che è venuto prima.

Le melodie del disco non sono particolarmente complesse, perché la loro funzione è soprattutto quella di accompagnare i pensieri e l’oscurità da cui le stesse parole cercano di scappare, per riuscire a ritrovare la luce, forse violenta ma di certo necessaria, che illumini il mondo e l’anima di De Rubertis. Un’anima che ormai non può più rimanere sepolta sotto canzoni spudoratamente pop o racconti di vite che non le appartengono.

L’album parte con molta forza, ma le prime canzoni della tracklist, andando avanti con l’ascolto, diventano quasi un ponte di lancio per brani come Pantelleria, La violenza della luce e Nel cuore del cuore, che si raccontano attraverso immagini in grado di creare un’atmosfera ben precisa. I maggiori punti di forza del disco sono infatti costituiti dalla grandissima capacità evocativa e dalla potenza contenuta in ogni traccia. Caratteristiche che a volte rendono difficile l’ascolto, ma che costruiscono un insieme armonico in grado di entrare nel profondo dell’ascoltatore.

Un lavoro molto bello, forte, che per il suo stile potrebbe quasi essere definito “elegante”, e che riesce a rivelare le ombre più oscure, ma anche la luce più potente, che fino a questo punto Gianluca de Rubertis aveva scelto di nascondere.

Lucrezia Lauteri