Verso le 22 di venerdì 3 novembre i cancelli sono aperti da meno di due ore. Si andrà avanti fino alle sei di mattina: ci sarà il tempo di ambientarsi? 
Al Club To Club no.

Tra un illuminatissimo atrio con guardaroba e un immenso padiglione completamente buio carico di vibrazioni sonore c’è una porta sola: varcarla è un attimo, e una volta fatto si fatica davvero a tornare indietro. Come quando un amico ti spinge in un pogo, una volta dentro le spallate sono inevitabili, e si cerca solo di rimanere in piedi. 
Sul palco in quel momento c’è Arca, un artista che in tv qualcuno potrebbe definire “disturbante”, che ti prende a schiaffoni l’udito, la vista e il cuore: molti spettatori arrivano al palco durante l’esibizione del talento venezuelano e rimangono incollati lì, a bocca aperta, davanti alle evoluzioni, i costumi, il bombardamento sonoro preceduto dalla quiete e da un altro bombardamento sonoro.

Arrivare vicini alla transenna è ancora possibile e non posso non notare un impianto audio incredibilmente potente: tutto giusto. I subwoofer però, spesso, spettinano letteralmente: starci vicino è un’esperienza che non augurerei a nessuno.
Club to club è un festival estremamente “democratico”: i set durano tutti circa un’ora e mezza, e gli artisti in cartellone non sono distribuiti in ordine crescente d’importanza. Quindi, dopo le 23, la sala è già piena e carica di energia, perché di lì a poco arriverà il piatto forte della serata: Bonobo live! Il producer britannico guida la sua band al centro della scena e il set è impeccabile: raffinatissimo ma al contempo molto godibile potenzialmente da chiunque, anche per chi è a digiuno di musica elettronica.
La serata però non è “per tutti”: nell’ancora più buio padiglione 2, nel frattempo, suona un potentissimo Ben Frost e dopo Bonobo, sul main stage, è il momento del live di Nicolas Jaar. Con poche ore di sonno alle spalle la palpebra rischia di calare e non si riesce a vivere benissimo un set apparentemente senza sussulti, ma che cresce sempre più. Capita così che il newyorkese suoni fino alle tre di notte davanti a una sala pienissima.

Non serve essere un cultore dell’elettronica per divertirsi tantissimo con il cartellone della serata di sabato 4 novembre, e infatti, anche visivamente, il pubblico appare molto più eterogeneo e generalista.
È la serata di Liberato. Secondo live della carriera (o meglio, il primo, dopo il divertissement del MiAmi) e già headliner (?!) a Club to Club. Liberato finisce per essere quasi più atteso di un Richie Hawtin, e non si tratta solo di immotivato hype. Dopo una lunga introduzione che vede salire sul palco, a turno, due uomini incappucciati, ecco arrivare sulla scena lui: un ragazzo alto, abbastanza atletico. No, non è Calcutta.
Lo show è audio e video e i visual sono minimali. Le luci sono talmente basse che nessuno riesce a riconoscere il rapper napoletano, ma va bene così: il set di Liberato è stre-pi-to-so, e chissenefrega della sua identità. Potente, armonioso, emozionante. Il pubblico canta molto, Liberato gli lascia il suo spazio e dimostra di saperci fare. 
È ufficiale: in Italia è nato un progetto fortissimo, e chissà fino a dove si potrà spingere.

Cambio palco e pausa sigaretta: la sala si svuota all’inverosimile, salvo riempirsi di nuovo per il set di Mura Masa. Impossibile non venire rapiti dagli interventi della scatenatissima (e talentuosissima) cantante, ma è tutto il set ad essere fresco, ricercato, e perfettamente in linea con ciò che è avvenuto fino a poco prima, viste le influenza hip hop piuttosto evidenti.

Poi è il turno di Richie Hawtin, con “Close”: il dj è circondato da sintetizzatori, strumentazione analogica e telecamere che seguono i suoi movimenti per trasformarli in forme astratte proiettate in contemporanea.
Il set è un droga collettiva: il corpo si muove da solo a tempo, anche se non si vuole. Richie Hawtin è un fuoriclasse e ha portato “Close” nei migliori festival mondiali, e anche a Club to club. 
Il festival torinese è a tutti gli effetti, ormai, uno dei migliori festival al mondo, e non deve più dimostrarlo. Non è tra i migliori di musica elettronica, però: è tra i migliori in generale.
La musica elettronica ormai è radiofonica e pervade il pop più pop, quasi sanremese: a Sanremo con l’orchestra, in studio con i sintetizzatori. E accanto ai grandissimi colpi messi a segno nella storia di Club to club (vedi Thom Yorke e Franco Battiato), tanti altri nomi hanno anticipato il futuro.
Ecco, a Club to club sembra di essere già nella terza decade del millennio. 

Il successo di Club to club si vede anche da come un festival di questo tipo è inserito nel contesto cittadino: vedi la quarta edizione di Dance Salvario, in pieno centro e a ingresso gratuito, che è un successo malgrado la pioggia. Non è compito della musica elettronica porre steccati.

Credits: Martina Marzano