Berlino, 28 giugno. Che bello iniziare un articolo così. Sembra quasi di essere in un film. In realtà sono (al posto di siamo, io scriverei in prima persona) a Berlino e sono qui per fare un resoconto di una parte di quello che questa città ha vissuto, nel mese di giugno: quali artisti sono venuti a suonare in questa capitale europea che, artisticamente parlando, indubbiamente è tra le più avanzate.

Ma come si fa a fare un resoconto veloce, di circa 500 parole, senza essere pesante e noioso, ma cercando di riportare quel senso di stupore avuto per la lista di nomi che sono apparsi, anche solo per una notte, a Berlino?
Ci sono una media di 4 concerti/eventi al giorno, di cui almeno 5 alla settimana che vale la pena seguire: sono circa 20 al mese. Non è possibile, infatti, rendere eccitante un articolo in cui vengono solamente elencati dei nomi: quindi quello che segue sarà solamente uno sterile e poco entusiasmante elenco, un po’ come leggere la rubrica del telefono in un giorno di pioggia, per far passare il tempo.
Probabilmente un 90% degli artisti presenti in questa “rubrica del telefono”, saranno riconosciuti da chi leggerà questo pezzo (ma a chi cazzo gliene frega di questa rubrica?). Dunque i nomi scorreranno via veloci, senza dover rispettare le “5 W” classiche informative, che hanno rotto la minchia e che una giornata senza Wifi come oggi, non mi permette andare a vedere cosa cazzo sono le “5 W”.

A Berlino città sono passati solo a giugno: Paul McCartney, Coldplay, Beck, Band of Horses, Megadeth, Deftones, Editors, Frightened Rabbit, Steve Vai, Bruce Springsteen, ANOHNI, Kurt Vile, Ty Segall, PJ Harvey, Wild Nothing, Bombino e Sean Paul sembrerebbe sia arrivato con un po’ di figa a corte.
In realtà però i nomi grossi non provocano grossi effetti, se suonano in una città grande: in fondo è normale aspettarsi che un’artista venga a suonare in una capitale. Ci sono un paio di artisti a cui dedico un paragrafo differente perché sono quelli che mi hanno dato la malsana idea di scrivere una rubrica su Berlino: perché Berlino è fottutamente mainstream, ma allo stesso tempo è un posto in cui i piccoli artisti troveranno sempre spazio.
Comunque non stiamo dicendo niente di nuovo, chi non è mai stato a Berlino? O chi non ha almeno un amico italiano che fa il cameriere o lavora in un call center a Berlino?

In più ci sono i festival, quartieri come Neukölln e Kreuzberg in festa per weekend interi, la Tornstraße nel Mitte offrendo circa 15 concerti differenti all’interno di 12 ore, la Berlin Web Week, Berlin Design Week, la Fete de la Musique il 21 giugno e molto altro del quale sicuramente non mi sono nemmeno reso conto.
Fuori dalla lista precedente, ci tengo a citare i The Blood Arm allo Schokoladen, berlinesi con cantante californiano, una belva da palcoscenico che dalla prima canzone ti dimostra cosa significa vivere un live; i Buttering Trio da Israele, che al Badehaus riempiono una sala da 200 posti un lunedì di pioggia di una settimana qualunque; i Three Trapped Tigers in quella figata di posto del Musik & Frieden; i Car Seat Headrest al PRIVATCLUB, gli Psychic Ills ancora al Badehaus; i WOODS al Kantine am Berghain, i Colle der Fomento al Bi Nuu che a fine maggio ospitò anche i Verdena.

In realtà, non sapevo bene come mettere giù queste righe, tuttora non ho un’idea precisa di come possa riuscire a risultare interessante, un breve report su cosa succede in downtown. Anche se la città è diventata forse la meta di ripiego per tutti quegli stranieri che hanno pensato che trasferirsi all’estero, sia solamente andare a Berlino o Londra; anche se questa città tra un paio di anni diventerà proibitiva ad una grande maggioranza delle persone, rimane indiscutibile il fatto che la parola Berlino, evoca fascino.

Federico Trevisani