Dopo poco più di due anni dall’ultimo lavoro Colors”, Beck, ritorna con “Hyperspace”, uscito per la Capitol Records e anticipato dai singoli Uneventful Days, Hyperlife, Dark Places e Everlasting Nothing. L’album, di cui sette delle undici tracce sono state scritte e prodotte insieme a Pharrell Williams (Alicia Keys, Jay-Z, Daft Punk e Madonna, tra gli altri), rappresenta uno dei lavori più eclettici dell’artista. Il lo-fi si unisce al folk, al rap, ma anche ad alcune melodie decisamente più orientate verso il pop, come già accaduto per il disco precedente.

La prima traccia, Hyperlife, introduce al resto dei brani con un uso massiccio di sintetizzatori, poi ripreso per buona parte dell’album (Uneventful Days, Hyperspace e Stratosphere). Beck riesce così a creare un’atmosfera surreale che accompagna perfettamente i racconti di estraniazione e allontanamento dalla realtà presenti nei testi.

La distanza dagli esordi è evidente nei brani più vicini al folk o al pop, come Saw Lightning, Die Waiting o Star. Altrove, però, l’artista americano mescola i nuovi suoni a qualche reminiscenza del passato. Ne esce un lavoro fatto di alternanze, con una netta distinzione tra un brano e l’altro, interessante anche se non sempre piacevole.

Insomma, per quanto “Hyperspace” non sia il lavoro più brillante della carriera di Beck, è comunque tra i più coraggiosi per la scelta delle sonorità.

Lucrezia Lauteri

 

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