Milano, 26 marzo 2026

Devo dire la verità. Sono diventato un po’ allergico ai tour messi in piedi per gli anniversari. Ce ne sono tanti, troppi, e propongono una formula che per forza di cose snatura il concetto tradizionale di live. Insomma, la situazione sta un po’ sfuggendo di mano. Si arriva addirittura a celebrare il decimo anniversario dall’uscita di un disco. Che voglio dire, va bene tutto, ma dieci anni per un disco non sono mica tanti.

Per fortuna, come sempre, esistono le eccezioni. E direi che il trentesimo compleanno de “Il Vile” rientra a pieno titolo nella categoria degli eventi straordinari. Molto semplicemente, si tratta di una data, questa sì, da ricordare. E allora ricordiamolo, questo fulmine a doppia lama atterrato sulla musica italiana.

Dunque, era il 1996. Mentre Ramazzotti e Pausini dominavano le classifiche, De Andrè dava alle stampe il suo ultimo album “Anime Salve” (capolavoro, l’ennesimo). Ma se puntiamo lo sguardo sul mondo alternativo, beh, nel 1996 eravamo nel pieno del decennio d’oro dell’indie italiano (quello vero). Quell’anno uscirono un bel po’ di dischi: “Linea Gotica” dei CSI, “Üst” degli Üstmamò, “Testa Plastica” dei Prozac+, tanto per citarne alcuni, e appunto “Il Vile” dei Marlene Kuntz, secondo lavoro della band cuneese dopo l’esordio “Catartica” uscito per il neonato Consorzio Produttori Indipendenti.

“Il Vile” fu una pietra miliare scagliata contro il muro apparentemente invalicabile del disagio giovanile. Quella pietra, unita a “Germi” dei “rivali” Afterhours, uscito un anno prima, seppe aprire un piccolo varco attraverso il quale scorgere il futuro del noise nostrano. Il rimando ai Sonic Youth fu immediato, e del resto già nel 1991 un manipolo di carbonari tra cui The Carnival of Fools e Starfuckers tributarono la band newyorkese in una compilation della Electric Eye Records intitolata “Gioventù Sonica”. Ma ne “Il Vile” il modello americano veniva ampiamente adattato a una sensibilità tutta italiana per la parola scritta (e cantata) e al soffio caldo della scena underground della provincia.

Ecco. La sfida di questo live era provare a restituire un ricordo sincero di quel periodo irripetibile. Per farlo, Cristiano Godano e soci hanno scelto la linea della semplicità. Poche parole, forse nessuna a parte un paio di “grazie”, e tantissima musica. I Nostri hanno suonato il disco rispettando lo stesso ordine delle tracce. Un approccio di assoluto rigore, dunque, se non fosse per la mancanza di un brano, E Non Cessa di Girare la Mia Testa in Mezzo al Mare, scartata per motivi non specificati.

Sfida vinta, dunque? Direi di sì. L’urgenza non è più la stessa, com’è ovvio, ma la rabbia, lo spirito e soprattutto la genuinità sono rimasti invariati. Brani come 3 di 3, Overflash e L’Esangue Deborah suonano ancora in tutto il loro splendore grezzo, tra scariche elettriche e morbosa melodia. Inutile sottolineare la portata adrenalinica dell’inno Retrattile e quella emotiva della ballata ad alta tensione Come Stavamo Ieri, titolo qui declinabile al ricordo rinvigorito del fan di vecchia data.

Nulla da dire sulla qualità della band, capace come sempre di mangiarsi il palco con stile. All’epoca de “Il Vile”, non c’è bisogno di dirlo, oltre a Godano e Riccardo Tesio, c’erano Dan Solo al basso e il compianto Luca Bergia alla batteria. Ma l’attuale formazione, con Luca “Lagash” Saporiti, pronto a spegnere le venti candeline di militanza, e Sergio Carnevale, anche lui ormai in pianta stabile (e con risultati esaltanti), non ha nulla da invidiare alla precedente.

La title track ha chiuso la riproposizione live del disco. Sul finale della prima strofa, dalle radici più profonde della platea si è innalzata una foresta di dita che indicavano il palco. E poi, come felini tornati a sbraitare, centinaia di ragazzi sono esplosi in un unico, potente ruggito: “Onorate il vile!”. In mezzo al pubblico, ho visto più di un occhio lucido frugare nella memoria dei bei tempi andati, parecchie teste brizzolate saltellare in avanti per gettarsi nel pogo e tanti, tantissimi sorrisi compiaciuti per la gioia di esserci oggi come allora.

Poi Cristiano Godano, che nasce chitarrista e si sente, ha aggredito l’estasi con un altro cavallo di battaglia, Sonica, che ha traghettato il concerto verso la sua parte conclusiva, composta da altri sei o sette vecchi brani. Del tutto inattese, per chi come me non aveva letto la scaletta, due canzoni tratte da “Che Cosa Vedi”, il disco che aprì la seconda fase della carriera dei Marlene. Cara è la fine (sempre piaciuta tantissimo) e La mia promessa (una rarità dal vivo negli ultimi anni) si sono consegnate al pubblico con uno scrosciare di applausi come ricevuta di ritorno.

È stata una festa, sì, ma non di quelle caciarone, volgari (e neppure pari, cit.). Perché i Marlene Kuntz sono una cosa seria, un insieme di musicisti coerenti, rimasti alla larga dai compromessi e diventati più influenti di quanto si percepisca in giro di questi tempi. Una band che merita rispetto e un tour d’anniversario come si deve.

Paolo

 

 

Qui le prossime date:

08.04 TORINO – Hiroshima Mon Amour
09.04 TORINO – Hiroshima Mon Amour
16.04 NAPOLI – Casa della musica
18.04 BARI – Demodé

11.06 – BRA (CN), Artico Festival
12.06 – BASTIA UMBRA (PG), Chroma Festival
19.06 – VICENZA, Lumen Festival
20.06 – LIDO DI CAMAIORE (LU), La Prima Estate
10.07 – SARROCH (CA), Sa*Rock Festival
29.07 – ARGENTA (FE), Delizia di Benvignante
10.08 – BRESCIA, Festa di Radio Onda D’Urto
28.08 – PORDENONE, Music in village
03.09 – MILANO, Magnolia Estate
26.09 – PUTIGNANO (BA), Ex Macello

Il 6 marzo è uscita una versione speciale numerata e in edizione limitata de “Il Vile”, disegnata interamente dall’illustratore Alessandro Baronciani e insieme a essa, i visual con le illustrazioni su YouTube: