
La luce del sole che entra dalle tapparelle di prima mattina, mentre all’esterno il vento soffia spostando le nuvole e la marea trascina via quello che è rimasto della notte; una calma soprannaturale, dove però non mancano misteriose zone d’ombra a disturbare la quiete luminosa. Una tempesta potrebbe scoppiare da un momento all’altro.
È questa l’atmosfera che un disco come “Realismo magico in Adriatico”, il nuovo lavoro di Colombre, uscito a tre anni di distanza da “Corallo”, riesce a creare sin dal primo ascolto. Una lucente e scintillante psichedelia, che segue l’andamento delle onde del mare, senza poter evitare di portare con sé una patina di malinconia che scorre sempre sotterranea.
A partire da Midollo, la divisione tra mondo onirico e spietata realtà comincia a dispiegarsi tra le note e la voce gentile di Colombre, introducendo il sound acido della chitarra, suo tratto distintivo, che sarà protagonista del lavoro insieme alla profondità delle linee di basso. Il brano successivo è la prima delle due collaborazioni che arricchiscono il disco: Più di prima, con Franco 126, l’unione di due universi opposti – la calma ventosa del litorale adriatico, la confusione rumorosa di Roma. Ed è proprio nell’incontro di due modalità differenti di raccontare e raccontarsi che la nostalgia cresce sempre di più, in immagini dettagliate e ricordi vividi, distanti dalla scrittura rarefatta dell’album precedente.
Il realismo magico non è presente in modo diretto, non vengono raccontati eventi soprannaturali immersi nella realtà. Al contrario, sono piccole sfumature di verità estratte dal quotidiano a creare un effetto straniante, quasi come se per ritrovare la magia fosse necessario curiosare nei dettagli del mondo, trasformandoli, in questo caso, in musica.
Il secondo featuring era forse uno dei pezzi che più incuriosiva. Con Maria Antonietta, infatti, in Io e Te Certamente, quello cantato non è solo un amore, ma un legame puro, che nella stessa voce arriva a fondersi in una carezza. In fondo si tratta di una canzone che parla prima di tutto di vita. Quando gli anni passano e le certezze crollano, basta un solo sorriso per convincerci che anche “così saremo felici nei nostri vestiti, senza vestiti o in quegli altri, nei nostri pensieri, nelle nostre parti sbagliate”, rimanendo comunque “gli illusi di sempre”.
Anche in Qualche specie di amore, centrale è la passione. Canzone dall’arrangiamento svuotato e riverberante, in cui il pianoforte e il violino si inseguono nello stridore di un sentimento complesso, diviso tra bellezza e dolore, riesce a entrare nel cuore di chi ascolta con una forza espressiva e una grandezza emotiva disarmanti.
In ogni sua parola, descrizione, ritornello, “Realismo magico in Adriatico” è un disco quasi pittorico, che amplifica ogni immagine, non importa se più tagliente e dolorosa come in Durerebbe un’ora o delicata e nostalgica come in Niente è come sembra. Ogni brano funziona creando un universo a sé, diviso tra le verità disincantate che l’artista canta e la sfumatura quasi mitica, archetipica, che si perde nei paesaggi di provincia mai descritti ma sempre presenti sullo sfondo.
Dalla terra in cui abita, nasce la leggerezza sfuggente della voce, in grado per questo di restituire la visceralità caratteristica della sua scrittura. È nella corrente adriatica che Colombre ha deciso di tuffarsi questa volta, e non importa quanto vento soffi sulle sue canzoni: in ogni lavoro, pur mostrando sempre una maturità inedita rispetto a prima, riesce comunque a regalare qualcosa di sé come se gli anni non fossero mai passati. Ma in fondo, come dice lui stesso, “il tempo non esiste, l’inverno non verrà”. E mentre lo ascoltiamo, credergli non è poi così difficile.
Lucrezia Lauteri
Foto di copertina: Alessandro Ruggieri

