Nove album all’attivo e centinaia di live in tutta Italia coronano la lunghissima storia degli Zen Circus. Stasera, venerdì 24 marzo, la band toscana incendierà la Latteria Molloy di Brescia con il tour de “La terza guerra mondiale”, uscito lo scorso 23 settembre.
Da quando si chiamavano semplicemente The Zen e suonavano in una formazione diversa, hanno fatto davvero tanta strada. Un percorso di continua crescita e maturazione, confermato dall’apprezzamento di critica e pubblico.
Ecco i cinque momenti in cui gli Zen Circus sono riusciti a reinventarsi durante la loro carriera:
1. Aprirò un bar (Vita e opinioni di Nello Scarpellini, gentiluomo, 2005)
Dopo i primissimi dischi degli esordi, una vera e propria Babele (inglese su tutti, spagnolo e francese), ecco l’esordio in lingua italiana, più spietati che mai.
2. Vecchi senza esperienza (Andate tutti affanculo, 2009 )
Finalmente arrivano gli Zen della protesta cantautorale ruvida.
3. Atto secondo (Nati per subire, 2011)
Segna il ritorno alle origini, il richiamo della strada, in una sola parola: busking.
4. Albero di Tiglio (Canzoni contro la natura – 2014)
Ovvero quando la maturità dei testi diventa poetica.
5. Andrà tutto bene (La terza guerra mondiale, 2016)
Orecchiabilità immediata, il pop fatto in modo violento, l’arrivo della post-produzione curata in digitale. Questa, poi, la fanno di sicuro.
A cura di Caterina Gritti

Mi racconto in una frase:
Gran rallentatore di eventi, musicalmente onnivoro, ma con un debole per l’orchestra del maestro Mario Canello.
I miei tre locali preferiti per ascoltare musica:
Cox 18 (Milano), Hana-Bi (Marina di Ravenna), Bloom (Mezzago, MB)
Il primo disco che ho comprato:
Guns’n’Roses – Lies
Il primo disco che avrei voluto comprare:
Sonic Youth – Daydream Nation
Una cosa di me che penso sia inutile che voi sappiate ma ve la racconto lo stesso:
Ho scritto la mia prima recensione nel 1994 con una macchina da scrivere. Il disco era “Monster” dei Rem. Non l’ha mai letta nessuno.
