«Ciao, Italia, buonasera». Esordisce così Neneh Cherry sul palco del Circolo Magnolia di Milano, in questa serata di fine febbraio, che profuma di primavera. La freschezza che ci porta questa ragazzotta di 54 anni è difficilmente paragonabile, per vigore, carica e simpatia trascinante. Una freschezza che lascia presagire uno show moderno, un cocktail di funky, jazz, r&b, ma anche dub e rap. Disseminati sul palco, che pò sembrare quasi stretto, troviamo due postazioni per le percussioni, tastiere, console per il dj turntabilist, il basso e un arpa. Potrebbe sembrare una scelta insensata, invece è la spina dorsale dello stile della evergreen svedese.

Uno show che alterna pezzi malinconici (Fallen Leaves e Shot Gun Shack) a bombe trip hop come Kong, coprodotta da Robert del Naja dei Massive Attack. In questo percorso di sonorità, Neneh ci tiene salda la mano, quasi non volesse farci perdere nel bosco. Suona Black Monday nella seconda parte della scaletta, e non a caso. Il brano, prodotto da Four Tet, riceve un’ampia presentazione, eretto quasi a simbolo del diritto di essere ciò che si sente e a vivere la vita in piena libertà, ideologica e sessuale. Il trasporto in tutto questo è palpabile, è evidente quanto il testo sia risultato di dolore e lavoro.

Terminata Soldier, pezzo cardine dell’ultimo album “Broken Politics”, dal groove grasso e scintillante, la compagine saluta annunciando il termine dello show. Un applauso senza soluzione di continuità riporta Neneh Cherry e la sua band sul palco, per un encore richiestissimo. Chi si aspettava Woman, però, resta deluso. Il viaggio è stato appagante e Buffalo Stance in chiusura è per deliziare anche i palati affamati di Eighties. Null’altro, ma è decisamente abbastanza.

Nicola Braga

 

Scaletta: Cheap Breakfast Special, Fallen Leaves, Shot Gun Shack, Deep Vein Thrombosis, Kong, Poem Daddy, Blank Project, Synchronised Devotion, Black Monday, Natural Skin Deep, Manchild, Soldier. Encore: Faster Than the Truth, Buffalo Stance