Se i Killing Joke uscissero con una riedizione strumentale del liscio romagnolo o della dance dei Fratelli La Bionda suonerebbero come i Cacao. D’altronde questo duo chitarra / basso elettrico viene proprio dalla Romagna (Ravenna per la precisione), e allora il cerchio si chiude. Ma lasciamo che siano loro, Matteo e Diego, a presentarsi…

 

 

Intervista a cura di Alessandro Scotti

 

Come nascono i Cacao?

Io e Matteo ci conosciamo dalla prima media. Abbiamo sempre condiviso molte cose, partendo da quella fase bellissima in cui scopri i nuovi generi musicali girando per ore nei negozi di dischi esplorando musica, scambiando i cd, facendoci le cassette a vicenda per poi iniziare a suonare uno strumento in contemporanea, fomentandoci a vicenda. In seguito abbiamo fondato gli Actionmen in prima superiore, nel 1999, un gruppo punk rock ancora vivo e abbastanza vegeto. I Cacao nascono da una pausa forzata degli Actionmen. Nel 2011 l’altro chitarrista degli Actionmen, dopo la nascita del suo primogenito chiede una pausa totale di 6 mesi. In quei mesi, a parte qualche jam con il batterista, che però abitava a un’ora di macchina da Ravenna, ci troviamo praticamente tutti i giorni in due a suonare. Ore e ore di jam, coadiuvati dall’amarezza pulsante per la pausa forzata, tra una sambuca, una sigaretta magica e un pedalino random da provare. Nel frattempo iniziamo a registrare queste sessioni, e dai riascolti autocelebrativi individuiamo qualche pezzo che ci piace particolarmente e decidiamo di risuonarlo, sempre in saletta. Da qui prendono forma alcuni brani, tra cui A8, che ancora suoniamo dal vivo. Sempre in quel periodo ci invitano a suonare allo Spartaco a Ravenna, luogo a cui siamo molto legati, in trio con Pinna, il batterista degli Actionmen, per suonare i brani che avevamo abbozzato durante un paio di jam da lui. All’ultimo momento, però, Pinna ci dà il pacco e così ci ritroviamo in due ad aprire il concerto degli X-Mary. Ci tenevamo molto a suonare con loro e quindi per la prima volta abbiamo quagliato una falsariga di repertorio rimanendo comunque orientati a un approccio libero ai brani. Poi ci capita, poco dopo, l’opportunità di fare un mese di tour in Spagna grazie all’invito di  Above the Tree and the E-side. L’abbiamo colta al volo con grande entusiasmo e, a posteriori, potremmo dire che da quel viaggio si sono formati definitivamente i Cacao, nel novembre del 2012.

Come mai suonate senza batteria o basi? Come mai senza voce?

L’essere soltanto in due, per certi versi, è stata una selezione naturale legata alla nostra grande motivazione e alla direzione che volevamo prendere, ovvero suonare tanto, ma soprattutto suonare tanto in giro. L’essere in due si è quindi trasformato da un mero dato di fatto e situazione in cui ci siamo trovati senza averlo troppo deciso, a una condizione creativa ottimale in cui abbiamo potuto trovare nuovi spazi sonori lasciati dall’assenza di batteria e altri strumenti (e altre persone). Questo ci ha permesso di poter suonare (o provare a suonare) anche  generi musicali come la musica elettronica, che abbiamo sempre amato ma che non avremmo mai immaginato di poter suonare solo con basso e chitarra. Poi come Cacao abbiamo suonato i nostri brani anche con batteristi molto bravi, come Enrico Mao Bocchini e Matteo Sideri, e per un periodo ci siamo divertiti a suonare dal vivo il nostro disco “Astral” con Francesco Giampaoli, il nostro discografico e co-produttore artistico del disco, alle percussioni e ai synth. Tutte esperienze divertenti e stimolanti, ma, per il momento, la nostra identità è sempre e comunque legata al duo. Abbiamo provato anche qualche base, nel tempo. Matteo è da sempre appassionato di musica elettronica e a mio parere un producer molto creativo e sensibile. Se googolate “cacau123” potete ascoltare il nostro unico brano con una base ritracciabile. In realtà abbiamo abbandonato questa strada per liberarci da problemi di natura tecnica ai concerti (ci capita spesso di suonare in situazioni senza impianto), ma anche per una questione legata all’aspetto artistico. Preferiamo non strutturare troppo certi nostri brani, dover far partire e poi spegnere una base è un po’ troppo macchinoso per noi e anche a livello di sound non è sempre facile trovare l’equilibrio giusto con una base, almeno per noi e per le nostre capacità. Aggiungo anche che è bello e stimolante ritrovarsi in due con un basso e una chitarra, senza loop, e cercare di espandere i propri limiti e di creare qualcosa di vivo, che suona perché lo stai materialmente suonando tu. Inoltre l’assenza della batteria lascia al basso, in certi brani, una responsabilità e uno spazio per la parte ritmica maggiore che è molto divertente e stimolante esplorare. Per quanto riguarda la voce, invece, non ci abbiamo mai pensato, né sentito il bisogno artistico di mettercene una. Può anche essere che in un futuro ci scappi qualche vocalizzo

Il basso sembra faccia davvero la parte della batteria, intendo che non è solo più ritmico della chitarra, ma che spesso ha anche un suono da strumento a percussioni. Impressione mia o concordate?

Concordiamo. Anche grazie all’uso del delay sul basso possiamo avvicinarci a sonorità e ritmiche legate al linguaggio e all’immaginario della musica elettronica. 

Cos’è uscito di vostro finora e cosa uscirà di programmato?

Il primissimo disco uscito è stato un EP di tre pezzi che registrammo a Madrid all’Estudio Brazil durante l’unico day off di quel tour di un mese con Above the Tree. Abbiamo masterizzato un centinaio di CD, stampato le copertine. Poi verso la fine del 2016 è uscito “Astral”, sotto Brutture Moderne, il nostro primo vero disco. Stiamo registrando il nuovo disco, non sappiamo ancora quando finiremo, e nel frattempo stiamo anche pensando con un’etichetta di far uscire un 7” con due cover.

Il vostro suono così sintetico sembra ricordare sia la new wave che l’electro pop a cavallo tra ’70 e ’80. In più c’è una sorta di spensieratezza che trovo davvero peculiare e lontana dal sound che avete scelto. Cosa ne pensate?

Abbiamo passato le nostre estati tra le feste e gli happy hour a Marina di Ravenna, nel primi 2000 erano feste davvero cariche, ci scappava anche il morto ogni tanto. Ogni stabilimento balneare proponeva, sotto il comune denominatore dell’alcol a metà prezzo, dj set e generi musicali diversi. Per cui siamo sempre stati abituati ad una convivenza tra afro, techno, rock becero, new wave, pop ed electro pop…  A me piace pensare che il nostro sound sia stato forgiato da quei pomeriggi e quelle sere psichedeliche tra le dune. Penso che anche la spensieratezza che tu noti sia anche legata al non prenderci troppo sul serio, né a prendere troppo sul serio i crismi e i dettami che ogni genere porta con sé. Veniamo pur sempre dal punk, che paradossalmente per alcuni è un mondo con dei dettami stilistici e attitudinali ben precisi, per noi invece è sempre stato uno stimolo a non farci troppi problemi nell’essere noi stessi.

Perché il nome Cacao?

Se ben ricordo, durante una jam con Pinna (il batterista degli Actionmen) era venuta fuori una roba abbastanza caraibica. Da lì, con un riff particolarmente felicione, Matteo era stato rinominato Cacao. Poi, non sapendo come chiamarci, quando ci invitarono a suonare allo Spartaco, con un brainstorming svogliato e alterato da sostanze cannabinoidi, abbiamo optato per Cacao. C’è pochissima poesia in tutto questo.